Il diritto di curare (ed essere curati)

Scrivo per raccontare quanto successomi questa settimana nel reparto di Oncologia di un grande e moderno Ospedale del Nord Italia.
E' un piccolo caso personale ma a volte il particolare può aiutare a capire il generale.
Ad una visita di controllo ci siamo trovati di fronte ad un Oncologa arrabbiata e disperata.
Data la confidenza frutto purtroppo di anni di frequentazione ci siamo permessi di chiederne i motivi.
Ci ha detto che sente di non riuscire più a garantire un adeguato servizio ai propri assistiti e che non ce la fa più a dire che alcuni farmaci non sono nel budget o che solo una TAC per paziente è garantita dal servizio nazionale.
Per esperienza sappiamo inoltre che i tagli ai bilanci hanno portato a riorganizzazioni feroci dei reparti e al fine di ottimizzare la turnistica si è troncando il legame oncologo-paziente  molto importante nel caso di patologie così gravi.
Questo è solo un esempio di cosa significa tagliare la spesa sanitaria.
Qui non  parla di efficienza, di burocrazia, di eliminazione di privilegi
Qui si parla di garantire ai malati quantomeno la speranza e di consentire ai medici di fare il proprio lavoro.
Si parla in definitiva di vita e di morte.
Al fine di non creare problemi alla  struttura ospedaliera in questione, che pur essendo pubblica ci sta ancora assistendo nel migliore dei modi (nel limite consentito dai budgets), preferisco non citare l'ospedale in questione.
Vi ringrazio per l'attenzione e porgo cordiali saluti.
CC

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