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Autrice del programma è Gabriella Caramore ,
Paola Tagliolini curatrice,
Benedetta Caldarulo redazione e regia,
Cristiana Munzi consulente musicale. Via Asiago n.10 00195 Roma Indirizzo-mail uominieprofeti@rai.it


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APRILE 2015

Gentile redazione,
seguo da tempo  le vostre trasmissioni e  ammiro, in particolare, la capacità del tutto singolare di esprimere una garbata e, al tempo stesso, audace capacità di pensare e di far pensare. Nell'ultima puntata,  il  riferimento di Gabriella Caramore alla simbolica del confine mi ha fornito al riguardo una preziosa chiave di lettura; a me poi tanto cara, per il mio quotidiano lavoro di psichiatra (lavoro a Palermo, nella periferia di Brancaccio, la terra di Padre Puglisi) e di analista junghiano. E proprio nel confine, e nella possibilità anche faticosa di sostarvi e di apprendervi, riconosco forse una delle risorse irrinunciabili del mio lavoro. Quale ricchezza nel confine! delimita e mette in relazione, distingue e non separa, precisa e apre … Vengo al punto della presente e la metto così: si potrebbe forse ipotizzare una puntata sul tema del confine, a partire da diversi vertici di osservazione?
Un cordiale saluto e grazie per la bellezza che ci viene puntualmente offerta.
Francesco Di Nuovo
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Carissima redazione di Uomini e Profeti,
 
 apprezzo la ricerca condotta da anni da Gabriella Caramore sulla resurrezione di Gesù. Ho provato resistenza all'inizio, ma poi, forse, mi sono lasciata interrogare.
Ho ripreso per questo in mano le pagine di Romano Guardini nel libro Il Signore (Parte sesta. Resurrezione e Trasfigurazione) e le ho colte in modo nuovo.
Innanzitutto l'apertura della mente e del cuore di fronte all'affermazione "Gesù è risorto":
"E' buona cosa per noi raccoglierci e renderci conto che cosa si intenda affermare con ciò: cosa fuori dell'ordinario, senza dubbio, tanto che se sorge in noi un sentimento di stupore o di ribellione, bisogna dargli corso. Esso è giustificato" (R. Guardini, Il Signore, Milano, Vita e Pensiero, 1949, p. 510).
E poi il ragionare e il sentire nello stesso tempo accettando che ci si trova di fronte a una realtà non "comprensibile" (p. 508). Non dunque volontà di afferrarla, ma desiderio di esplorarne la portata.
E riferendosi alla "realtà gloriosa" di Gesù risorto: "questa esistenza rappresenta il compimento della corporeità" (p. 508).
Notevole, poi, la pagina sulle visioni nelle narrazioni evangeliche (p. 506) e il bisogno "di un'espressione".
Ma sono appena agli inizi di questo percorso con Guardini dal quale mi lascerò interrogare.
Grazie per la vostra trasmissione, che mi ha aperto costantemente orizzonti.  
Cordiali saluti.
Miriam Turrini
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Rispetto al genocidio armeno il caso è certo diverso. Ma la domanda di Gabriella Caramore sulla "riconciliazione possibile" mi pare la stessa: per convivere nel presente sentendosi parte della stessa umanità.  Gli anabattisti furono perseguitati dalla chiesa cattolica con L'Inquisizione. Ma anche dalle chiese protestanti per il loro radicalismo. L'assemblea della Federazione luterana mondiale, riunita a Stoccarda nel 2010, ha chiesto perdono per le persecuzioni inflitte agli anabattisti nel corso delle guerre di religione del XVI secolo. "Perdonare è uno dei modi più radicali nei quali siamo capaci di nutrire l'umanità gli uni degli altri. Il perdono è gesto che spiazza, esige riconoscimento delle colpe e del peccato, solidarietà radicale nel tempo e nello spazio. Le pagine della storia non possono essere riscritte in nome di una consapevolezza e di una coscienza guadagnate secoli dopo, ma i passaggi bui e violenti della propria tradizione devono essere riletti insieme da chi ha ferito e da chi è stato ferito. E' un gesto, il perdono chiesto e dato, che mira a riplasmare le identità su entrambi i fronti."                  
I mennoniti hanno risposto così: "Daremo forma nuova al racconto della storia. Diremo che i luterani ci hanno chiesto perdono e che noi abbiamo perdonato. Il cambiamento ci chiede di passare dal sentimento dell'essere vittime a un sentimento di gratitudine".
Su il Regno n.16 /2010 lo scambio di lettere è presentato con maggiore ampiezza. Questo a me pare uno sguardo sulla storia capace di interrogarci. Nessuno ha una tradizione innocente.
Silvano Bert 
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Gentile Gabriella,
com' è difficile oggi, di fronte ad un'ennesima tragedia umana della speranza, fare le cose di tutti i giorni. Mi  è difficile preparare la lezione che domani affronterò con i miei alunni, mi è difficile innaffiare i fiori del terrazzo,  far ripetere la lezione a mia nipote,allestire la cena per mio marito, guardare dalla finestra questa splendida giornata di sole.
Per me che non posso neppure aggrapparmi ad un credo religioso forse è ancor più difficile.
Per questo ho chiesto aiuto e d in parte l'ho trovato.
Se queste parole, così belle ed universali,potessero raggiungere i pensieri dell'uomo, forse,allora, il sole,che ci riscalda e illumina,potrebbe davvero accarezzarci tutti finalmente uguali.
Ecco le parole e chi ce le ha lasciate: " Un tale, al quale tutto va bene, vedendo che gli altri (che egli può benissimo aiutare) si dibattono fra gravi difficoltà, ragiona così:" Che me ne importa? L'altro sia felice quanto piace al cielo o quanto può esserlo da solo;io non lo priverò di nulla, anzi neppure lo invidierò; ma non intendo dare alcun contributo al suo benessere e soccorerlo nel bisogno".
Ora se questo modo di vedere divenisse una legge universale di natura, il genere umano potrebbe senz'altro continuare ad esistere e certamente in condizioni migliori di quelle di cui tutti vanno cianciando di simpatia e benevolenza o magari affacendandosi per metterle in pratica in certi casi, ma anche,appena possono, ingannando e intrallazzando ai danni di terzi e cercando di recar loro ogni sorta di danno. Anche se è possibile che esista una legge universale della natura conforme a quella massima, è però impossibile volere che tale principio abbia valore universale di legge della natura. Infatti una volontà che prendesse partito per esso, cadrebbe in contraddizione con se stessa, perchè sono possibili i casi in cui quest'uomo potrebbe aver bisogno dell'amore e della simpatia altrui e in cui priverebbe se stesso di ogni speranza di ricevere l'aiuto desiderato, proprio in virtù della legge di natura istituita dalla sua volontà".
Immanuel Kant " Fondazione della metafisica dei costumi".
Grazie per il Vostro impegno!
Chiara Frassi
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Buon 25 aprile.
Venezia, Dicembre 1940 - Storia di Clementina

Storia di una donna ospite di una residenza per anziani

La seguivano quei piedi neri dentro gli stivali. Sapeva che cercavano il suo papà. Li aveva sentiti parlare fuori l’osteria ai piedi del ponte, avevano detto: “Andiamo a prendere  Giorgio P. quel galantuomo di comunista” e nel pronunciare  la parola galantuomo avevano riso e poi sputato per terra. Lei si era fermata di colpo, avevano detto Giorgio? Aveva sentito bene? Il cognome era il suo, doveva correre ad avvisarlo. Ma le uscì un urlo prima di mettersi in fuga, un mezzo grido tremante di angoscia che le inflisse due paia d’occhi su di lei. “Ma quella è sua figlia, vedi come le lasciano girare da sole i compagni”. E ancora uno sputo dopo la parola compagni.
Maledetti, maledetti, li chiamava così anche sua madre, le sue gambe sembravano nuotare nel vento, ogni tanto si voltava, non vedeva i due uomini, ma sentiva quei passi tremendi dentro la testa. La nebbia le era d’aiuto, forse riusciva ad arrivare a casa prima di loro, così avrebbe urlato, papà, papà, scappa, ci sono gli uomini neri che ti vogliono ammazzare. E lui l’avrebbe  baciata, stretta e ringraziata e sarebbe corso in soffitta a rifugiarsi in quel posto segreto. Ma doveva arrivare prima di quelli là, che dannazione, l’avevano riconosciuta. Le lacrime le si gelavano sulle guance, ma più forte del freddo e della nebbia batteva il suo cuore disposto a tutto, pur di arrivare in tempo. E se non sapessero dove abitavano? Speranza presto abbandonata. Avevano detto andiamo a prenderlo, aveva sentito bene.
Suo padre faceva il maestro di scuola e mai si sarebbe iscritto al partito fascista. Con quelle belve non aveva nulla da spartire, sapeva delle loro angherie verso chi non ubbidiva ai loro ordini, sapeva anche delle botte, della violenza che praticavano su uomini inerti colpevoli di non essere fascisti.
La Storia la fanno gli uomini, si diceva ansimando Clementina, ricordando le parole del papà. Sì e anche le donne, le bambine di dieci anni come me, ripeteva mangiando lacrime di gelo.
Adesso arrivo papà, ti salvo io, teneva a mente attraversando i ponti, sferrando in diagonale sui campi. Dio, fa che non abbia sbagliato strada, invocava, i piedi cominciavano a farle male, le dita gelate sottoposte allo sforzo sembravano sparite, sentiva solo le suole di cuoio delle scarpe che toc tac, toc tac sembravano invase in una corsa senza tempo, non era più lei che comandava il passo, ma le scarpe che avevano capito tutto e non volevano deluderla.
Brave scarpe, bravissime. Clementina si disse che una volta arrivata a casa le avrebbe ringraziate per aver tentato di seminare due paia di stivali lucidi e neri.
Vi odio, vi odio, cantava quasi Clementina e non lo avrete il mio papà. La corsa ormai era un’impresa impazzita, spalancò gli occhi quando riconobbe il pozzo vicino alla sua casa. Si voltò. Non c’era nessun uomo dietro di lei, si nascose per qualche attimo dietro il pozzo per controllare meglio. No, non c’erano ancora gli uomini neri.
Arrivò ansimando a casa, suonò mille volte il campanello, le aperse sua madre.
Mamma, ti prego, avverti il papà che lo stanno venendo a prendere. Il papà di Clementina sentì il trambusto, raggiunse la figlia che tremava e che piangeva abbracciandolo.
“Io non ho fatto niente di male Clementina, non  possono farmi niente,  non affliggerti!”
“Papà, credimi,  erano fuori dell’osteria, mi hanno riconosciuta, hanno parlato di te e hanno sputato per terra, hanno sentito anche le scarpe che mi hanno aiutata, davvero papà, ti prego…”
Il maestro obbedì, salì in soffitta, non per vigliaccheria, ma per amore di sua figlia.
Infatti arrivarono quei due, guardarono la bambina e le dissero che correva forte, ironizzarono dicendo che lo sport era raccomandato anche da Mussolini.
“E il maestro dov’è”, chiesero alla madre.
“Non c’è”.
“Vedremo”.
Clementina e la mamma guardarono quegli uomini che entravano in tutte le stanze, aprivano gli armadi, spostavano i mobili, spadroneggiavano in casa loro.
Il campanile della chiesa vicina emise dieci tocchi, prima che se ne andassero, minacciando che sarebbero tornati.
Il papà di Clementina scese dalla soffitta che si era rivelata un posto sicuro, con due valigie in mano.” Clementina, aiuta la mamma a fare i bagagli. Partiamo”.

Andreina Corso
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Gentile redazione, 
non ascolto regolarmente la Sua trasmissione né ho alcuna competenza specifica in questioni religiose.
Ma come studioso degli aspetti politici ed etici del cambiamento climatico (al singolare, quello antropogenico - i 'cambiamenti climatici' ci sono sempre stati e non hanno rilievo filosofico o morale) mi ha incuriosito qualche settimana fa sentire che se ne parlava a 'Uomini e profeti'.
Da non-credente conscio che ormai solo le religioni riescono a parlare di valori, ho sempre trovato sbalorditivo che la Chiesa cattolica (sia Roma sia gli episcopati nazionali, salvo quello americano con l' Environmental Justice Program) non abbia dato attenzione al cambiamento climatico come minaccia agli esseri umani presenti e soprattutto futuri.
Anche ora nei discorsi riguardanti la futura enciclica (che verrà, ho saputo, in tempo per COP 21, la Conferenza ONU di Parigi in dicembre) prevale la cura per i poveri (ma nel futuro non saranno solo questi ad essere coinvolti) o il confuso approccio al cambiamento climatico come un problema 'ecologico' fra gli altri.
Se voi  faceste più avanti una trasmissione su questo tema,mi interesserebbe sentire per quali ragioni la Chiesa cattolica, ma temo in generali le religioni, salvo la Chiesa evangelica tedesca, abbiano taciuto per 23 anni dopo la Conferenza di Rio del 1992, che mise il fenomeno all'attenzione mondiale.
Cordiali saluti.

Furio Cerutti  

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