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Forlì - 10 giugno

Venti dal Mediterraneo

Venti dal Mediterraneo

VENTI DAL MEDITERRANEO

Gli sviluppi seguiti alle primavere arabe impongono una riconsiderazione del ruolo che l'Unione Europea (UE) dovrebbe giocare nelle sue politiche verso il Nord Africa, viste le vicinanze culturali e geografiche che da sempre accomunano le due sponde del Mediterraneo. In tal senso, l'Unione europea potrebbe svolgere una funzione strumentale nel supportare un modello di sviluppo che tenga in considerazione i grandi cambiamenti in corso nella regione. Leggendo i working papers divulgati dalla Commissione Europea negli ultimi anni, risulta chiaro che l'Europa stia portando sempre maggiore attenzione al Nord Africa per mezzo della propria Politica europea di vicinato e di vari progetti di cooperazione allo sviluppo, stilati per rispondere alle esigenze più impellenti dei popoli egiziano e tunisino. Tuttavia, ora che una finestra di opportunità si è aperta per una democratizzazione reale della regione, l'UE dovrebbe assistere questi Paesi non solo attraverso politiche di alleviamento della povertà ma anche garantendo loro una piena indipendenza economica, che vada al di là delle interferenze occorse in passato da parte dei grandi istituti finanziari. Il percorso storico delle recenti rivolte in Tunisia ed Egitto rivela quanto i processi di partecipazione e contestazione popolari siano riconducibili alla trasformazione del ruolo dello Stato nel corso del tempo, e soprattutto al suo abbandono delle fasce più vulnerabili della popolazione. Un elemento che emerge con forza è l'aspirazione del popolo nordafricano ad ottenere conquiste quali la giustizia sociale e la democrazia, soffocate sin dall'era della decolonizzazione dai regimi autoritari. Il momento attuale di ridefinizione degli equilibri sociopolitici del Mediterraneo offre la possibilità di correggere le asimmetrie di potere presenti nella regione che ne limitano lo sviluppo, attraverso un nuovo patto sociale tra le istituzioni ed il popolo che renda il Nord Africa finalmente libero da ingerenze esterne e dittature interne. Con tali considerazioni ben chiare, l'UE dovrebbe cogliere quest'opportunità per correggere tali asimmetrie di forza, in virtù della propria posizione strategica e del suo retaggio culturale. Ciò prevederebbe necessariamente la riconsiderazione di quelle riforme neoliberiste che hanno avuto un effetto così negativo sulla popolazione araba, ai fini di ridarle una maggior autonomia decisionale. La posta in palio è molto alta: si tratta di decidere se il futuro del Mediterraneo sarà di convergenza o di conflitto, di prosperità condivisa o di decadimento. La capacità che l'UE ha saputo finora dimostrare nell'unire popoli in conflitto lascia sperare che la scelta sarà ben ponderata.

(Saggio scritto da Giulio Regeni nel 2012 su questa traccia: I venti rivoluzionari che hanno investito i Paesi del Nord Africa hanno modificato gli scenari socio politici del Mediterraneo, mettendo anche in risalto la necessità di un ruolo da protagonista dell’Unione Europea. Approfondisci il percorso storico, politico e sociale di almeno due Paesi e traccia auspicabili sviluppi futuri)