Logo Rai3

Olha Vozna - Ucraina

Il programma è stato realizzato in collaborazione con il Ministero dell'Interno - Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione

e con il cofinanziamento del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione 2014-2020



Tunisia

Storia e attualità

Reperti paleolitici sono presenti in moltissimi siti. Fin dai tempi più antichi la Tunisia fu abitata da popolazioni di tipo europoide, dette Libi dagli Egizi e dai Greci e Numidi dai Romani. In epoca storica, il territorio si trovò lungo la rotta delle migrazioni di popoli del Mediterraneo orientale, come Cretesi, Greci e Fenici: questi ultimi, dediti soprattutto ai traffici marittimi, stabilirono numerose sedi sulla costa. Di tutti i centri fondati dai Fenici nell'Africa settentrionale, le due città più importanti furono Utica e Cartagine, il cui territorio comprendeva gran parte della Tunisia attuale. Alla fine del sec. III a. C. si formarono intorno a questo territorio due regni di Numidia, unificati poi da Siface (206-205 a.C.) in un dominio che comprendeva la Tunisia meridionale e gran parte dell'Algeria e del Marocco.

I Cartaginesi, mercanti per eccellenza, cominciarono a sfruttare i minerali, a migliorare l'agricoltura, a sviluppare le capacità commerciali, introducendo tra l'altro l'uso della moneta. I loro re furono costantemente implicati nelle guerre puniche, come amici o nemici dei Romani.

Dopo il crollo dell'Impero punico, il territorio della distrutta Cartagine divenne una provincia romana chiamata “Africa”. Roma sviluppò grandi opere agricole e urbane, ricostruì Cartagine e fondò numerose città che sono rimaste alla base della successiva organizzazione territoriale.

Durante la decadenza dell'impero, la Tunisia fu occupata dai Vandali (430-534). Ripresa poi dai Bizantini e mal governata, cadde in mano agli Arabi (sec. VII). Col nome di Ifrīqiyah, gli arabi indicarono la Tunisia, la Tripolitania e l'Algeria orientale; la città di Kairouan, da loro fondata, fu capitale di questo nuovo dominio.

Nell'anno 800, l'arabo Ibrāhīm Ibn el Aghlab, governatore dell'Ifrīqiyah, si ribellò al califfo di Baghdad fondando nella regione la prima dinastia indipendente, che durò fino al 909, e attuò la conquista della Sicilia (827-877). Le tre dinastie seguenti furono invece berbere (909-1574). Il sovrano berbero obadita al Muʽizz conquistò tutto il Maghreb e l'Egitto (969), dove fondò la città del Cairo; i berberi fatimiti si affermarono anche in Siria. In seguito l'Egitto andò perduto e la Sicilia passò ai Normanni. Sotto la dinastia berbera degli hafsidi, la regione acquistò grande prosperità e Tunisi divenne un centro importante anche culturalmente.

Gli Arabi diedero un corso totalmente nuovo alla civiltà tunisina, determinando la definitiva islamizzazione del popolo e l'adozione della lingua araba, mentre si verificava la progressiva scomparsa degli elementi originari berberi (oggi assai esigui e per lo più relegati in alcune zone delle montagne meridionali).

Agli inizi del sec. XVI i porti della Tunisia divennero rifugio di corsari turchi, aiutati dai sultani di Costantinopoli. I corsari finirono per rimanere padroni di Algeri, Biserta e Tunisi, a beneficio ultimo dei Turchi, che poterono affermare la loro sovranità sulla regione (1574). Nel 1705, il comandante dei giannizzeri Ḥusayn si proclamò bey, dando inizio alla dinastia degli Ḥusayinidi.

La prosperità goduta in genere con gli Arabi cessò con la dominazione turca.

Nella seconda metà dell'Ottocento, la Tunisia divenne oggetto di una grande partita diplomatica fra le potenze europee per il predominio nel Mediterraneo, ma la Francia si risolse a un colpo di forza, occupando la Tunisia con un corpo di spedizione e imponendo al bey il suo protettorato (Trattato del Bardo, 12 maggio 1881; Convenzione della Marsa, 8 giugno 1883).

I francesi trovarono un paese economicamente depresso con una popolazione scarsa. A partire dalla fine del sec. XIX, si verificò una consistente immigrazione, soprattutto di francesi e italiani, ma ancora al primo censimento (1911) la popolazione era di appena 1,9 milioni di ab., saliti nel 1931 a 2,4 milioni, di cui circa 200.000, cioè oltre l'8%, stranieri.

Nei primi anni del sec. XX, iniziarono i primi movimenti nazionalisti, concretizzati nel 1920 con la fondazione del Partito Liberale Costituzionale (nome abbreviato e francesizzato “Destour”, dall’arabo “dustur”, cioè costituzione), che reclamava i diritti politici per i tunisini.

Presto vi aderisce anche Habib Bourghiba, giovane avvocato e giornalista di origine berbera; nel ’32 è tra i fondatori del giornale L'Action tunisienne, di orientamento laico e modernista. Nel ’34, è tra i protagonisti della fondazione del “Neo-Dustur”, che si distacca dal “Dustur” islamizzante, che perderà progressivamente la sua influenza. Durante gli anni Trenta la repressione coloniale si fece più violenta, e Habib Bourghiba fu confinato con altri militanti nel sud del paese. Nel 1936, il governo del Fronte Popolare in Francia consentì la liberazione dei leaders indipendentisti, ma il Fronte Popolare durò poco, e nel 1938 Habib Bourghiba fu imprigionato in Francia per cospirazione contro la sicurezza dello Stato.

Nel 1940, liberato dalle SS naziste, il governo di Vichy consegnò Bourghiba all'Italia; Mussolini sperava di utilizzarlo per “Radio Bari”, allo scopo di indebolire le forze nemiche in Nordafrica (dal 1934, da Radio Bari venivano trasmessi programmi di propaganda e contro-propaganda per l'estero in lingua araba). Ma Bourghiba si rifiutò di fare da garante ai regimi fascisti e l'8 agosto 1942 lanciò un appello per sostenere le truppe alleate (nel 1942 la Tunisia, utilizzata come base dai tedeschi nei combattimenti contro gli Alleati in Algeria, fu teatro di un'aspra battaglia). Per questa posizione, fu presto arrestato dai nazisti e fu rimesso in libertà solo nel maggio 1944, quando gli alleati ebbero conquistato il Nordafrica.

Nel dopoguerra, dopo aver visitato molti Paesi per guadagnare sostenitori alla causa tunisina, Bourghiba rientrò in patria per continuare la lotta. Insieme a Salah Ben Youssef avviò negoziati con il governo francese, che però fallirono. Ciò provocò, nel gennaio 1952, l'inizio della resistenza armata ed un irrigidimento delle posizioni. Questa difficile situazione fu appianata dalle riforme avviate da Pierre Mendès-France poco più di un mese dopo la sua nomina a Primo Ministro francese; il 31 luglio 1954, annunciò il riconoscimento unilaterale dell'autonomia interna della Tunisia (la cui condizione non era di colonia, ma di protettorato) e la formazione di un governo temporaneo con la partecipazione di 3 membri del Neo-Dustur. Il trattato fu firmato il 3 giugno 1955 malgrado l'opposizione di Ben Youssef, per il quale questo accordo costituiva un passo indietro. Contrariamente a Bourghiba, che sosteneva una strategia verso l'indipendenza da raggiungere pacificamente e per tappe, sotto l’egida della Francia, Ben Youssef era un fautore del panarabismo e puntava ad un'indipendenza totale e immediata. In qualche mese, vinse la linea di Bourghiba, evitando così al Paese il bagno di sangue di uno scontro frontale con la Francia, che negli anni successivi avrebbe travolto l'Algeria.

Il 20 marzo 1956 la Francia concedeva alla Tunisia l'indipendenza totale (ad eccezione del porto strategico di Biserta, che fu poi lasciato nel 1963). Meno di un mese dopo veniva eletta un'Assemblea Nazionale Costituente e Bourghiba ne diventava presidente. Liquidata pacificamente la monarchia (in realtà, Beylicato husaynide), il 25 luglio 1957 veniva proclamata la repubblica. Bourghiba, nominato presidente della nuova Repubblica, fu confermato con le elezioni dell'8 novembre 1957. Nel 1959 venne promulgata la nuova Costituzione.

Sotto la presidenza di Bourghiba fu avviato un vasto piano di riforme destinate a dare avvio alla sovranità nazionale e a modernizzare la società tunisina, attraverso la diffusione dell'insegnamento e la promulgazione del Code du statut personnel (Codice dello statuto personale).

Con il nuovo Codice venne molto ridimensionato il potere dei capi religiosi, pur restando l'Islam la religione di Stato (il Presidente della Repubblica deve essere di religione musulmana). Le donne ebbero accesso ad uno status assolutamente inusitato per il mondo arabo (divieto della poligamia, sostituzione del divorzio al ripudio, legalizzazione dell'aborto), che, ad esempio nel caso dell'aborto, superava all'epoca perfino quello di cui godevano le donne francesi.

Il paese fu poi diviso in governatorati dotati di un'amministrazione moderna.

Con la nomina di Mahmoud Messaadi a ministro dell'educazione fu impostata la struttura di una moderna scuola pubblica e gratuita, mettendo fine al doppio regime scolastico: scuola coranica e scuola di tipo occidentale. Anche nel settore giudiziario fu abolito il doppio regime e furono instaurate corti giudiziarie civili, ponendo fine all'influenza dei religiosi sulla magistratura.

Controcorrente, rispetto ai suoi vicini e omologhi arabi dei paesi che stavano uscendo dalla fase coloniale, Bourghiba diede la precedenza all'educazione e alla salute, piuttosto che all'armamento. Dopo una breve fase filocomunista e panaraba, nella quale dette piena fiducia al primo ministro Ahmed Ben Salah, fautore del socialismo desturiano, successivamente Bourghiba si affidò a un primo ministro liberale e filo-americano, Hédi Nouira (al-Hādī Nuwayra).

Anche in politica estera, Habib Bourghiba si distinse dai suoi omologhi, sostenendo, 20 anni prima di Anwar al-Sadat, la normalizzazione dei rapporti con Israele, e proponendo all'ONU la creazione di una federazione tra gli stati arabi della regione e lo stato ebraico.

La vecchiaia e il decadere della salute di Bourghiba coincisero con l'arresto dello sviluppo del paese. Con la revisione dell'art. 39 della Costituzione, si fece eleggere Presidente a vita. Nel 1978 nella impalcatura politica tunisina apparvero le prime crepe: dopo violenti incidenti di piazza, il governo fece arrestare il leader sindacale Habib Achour, capo dell'Unione Generale dei Lavoratori Tunisini (UGL Tunisia ). Nel 1980, l'ormai impopolare Nouira venne sostituito come primo ministro e successore di Burghiba da Mohamed Mzali.

Nel 1978, criticando gli accordi di Camp David, Bourghiba aveva riallineato il paese alle posizioni anti-israeliane: questa scelta valse alla Tunisia di divenire sede della Lega Araba. Successivamente, nel 1982, in seguito all'invasione israeliana del Libano meridionale, l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) trasferì il suo quartier generale da Beirut a Tunisi, ma il raid israeliano dell'ottobre 1985 contro la residenza tunisina di Yasir Arafat costrinse l'OLP a trasferirsi altrove.

Intanto, nel paese, crescevano il clientelismo, la corruzione e la paralisi dello Stato. Le lotte per la successione e l'accentuarsi del carattere autoritario del regime portarono, a metà degli anni ottanta, una grave crisi politica. Questa situazione favorì una forte crescita dell'islamismo radicale, che portò il paese sull'orlo della guerra civile, con crescenti sommosse, come del resto stava iniziando ad accadere in tutto il Maghreb.

 , deciso a riprendere le redini del potere dopo un triennio di relativa eclissi. Con la nomina del filoccidentale Rachid Sfar, il vecchio leader chiudeva con i settori panarabi e integralisti della Tunisia scegliendo chiaramente l'Occidente.

Iniziato sotto il segno del liberalismo e della laicizzazione della società tunisina, il lungo regno di Bourghiba si concludeva nel crepuscolo del decadimento mentale senile del capo dello Stato, di una grave crisi economica e della lotta senza quartiere del generale Zine El-Abidine Ben Ali contro l'islamismo radicale crescente.

La Tunisia ha vissuto sotto la tutela di Burghiba fino al novembre 1987, quando il presidente fu deposto “per senilità” con un colpo di Stato “medico” dal gen. Ben Ali, che, dichiarandolo incapace di governare per le precarie condizioni di salute, si fece nominare Primo Ministro.

Smantellate alcune delle preesistenti strutture statali, trasformato il Destour in Raggruppamento Costituzionale Democratico (febbraio 1988) e fatte formali concessioni a una certa liberalizzazione, nell'aprile 1989 Ben Ali veniva confermato con le elezioni alla presidenza della Repubblica. Anche le presidenziali del marzo 1994 videro una sua vittoria plebiscitaria (99,9% dei voti).

Ben Ali si accreditò come figlio spirituale di Bourghiba. Per evitare che gli oppositori del regime lo usassero ai propri fini, il vecchio presidente fu confinato nel suo "dorato" palazzo di Monastir, sua città natale, fatto oggetto di grande riguardo e con l'assistenza di una équipe medica.

Malgrado la volontà di democratizzazione del Paese, il nuovo governo, bloccato dalle contraddizioni della società tunisina, manifestò comunque un autoritarismo non molto dissimile da quello del precedente regime, fino a varare nel 1992 una legge assai restrittiva sui diritti d'associazione. Nel frattempo i rapporti internazionali videro un andamento alterno delle relazioni con gli Stati Uniti (peggiorate durante la guerra del Golfo) e soprattutto il miglioramento di quelle con i Paesi vicini. Le elezioni dell'ottobre 1999, le prime multipartitiche, riconfermarono, con larghissimo consenso, il presidente Ben Ali per un terzo mandato.

Bourghiba morì il 6 aprile 2000, all'età ufficiale di 96 anni (ma forse erano 99), e fu sepolto nel mausoleo di famiglia, dove già aveva fatto collocare i genitori e la prima moglie Mathilde. La morte di Burghiba radunò in Tunisia i leader politici dell'Europa e dei Paesi arabi.

Nonostante la costituzione limitasse la presidenza a tre mandati di governo di cinque anni ciascuno, nel settembre del 2001 Ben Ali veniva scelto come candidato alla presidenza e, attraverso l'approvazione di un referendum costituzionale che portava il limite dei mandati presidenziali da tre a cinque (2002), veniva riconfermato con una larghissima maggioranza nelle elezioni del 2004 e del 2009. Il regime assoluto del presidente Ben Ali doveva, però, fare i conti con un malcontento sociale sempre più crescente, culminato nelle rivolte di piazza della fine del 2010 e l'inizio del 2011; dopo un estremo tentativo di calmare le proteste, annunciando riforme e concedendo potere agli esponenti dell'opposizione, il presidente lasciava il Paese per rifugiarsi all’estero (14 gennaio 2011) e il potere veniva assunto temporaneamente dal presidente del parlamento Fouad Mebazaa. All'inizio del 2011, si insediava un nuovo governo di transizione, guidato da Beji Caid el Sebsi, mentre un tribunale spiccava un mandato di arresto internazionale contro l'ex presidente e la moglie.

In ottobre (23 ottobre 2011) si svolgevano le elezioni per formare un'assemblea costituente, vinte dal partito islamista moderato Ennahda (Movimento della Rinascita), guidato da Rachid Ghannouchi. I partiti della coalizione di governo nominavano capo dello stato Moncef Marzouki e primo ministro Hamadi Jebali. Nel giugno 2012, gruppi di salafiti provocavano disordini in varie parti del Paese.

La nuova Costituzione veniva approvata il 26 gennaio 2014. Prevede che il Presidente della Repubblica, eletto a suffragio diretto con mandato di 5 anni, nomini il Primo Ministro che è responsabile di fronte al Parlamento monocamerale (Assemblea dei Rappresentanti del popolo) composto da 217 membri.

Nel gennaio del 2014 diventava premier Mehdi Jomaa, mentre in ottobre (26 ottobre 2014) si svolgevano le elezioni legislative vinte, contro il partito Ennahda, dal partito laico Nida' Tunus (Movimento dell’Appello della Tunisia), guidato da Beji Caid Essebsi, che a dicembre (21 dicembre 2014) vinceva le elezioni presidenziali.

Il terrorismo fondamentalista punta a colpire soprattutto l’industria turistica del paese. Il 18 marzo 2015, un gruppo di terroristi islamisti attaccava i turisti all'interno e all'esterno del museo del Bardo di Tunisi, provocando 22 vittime; il 26 giugno dello stesso anno, sulla spiaggia di Sousse, venivano uccisi 38 turisti stranieri.

Nell'ottobre del 2015, un gruppo di organizzazioni (Quartetto del Dialogo), unite dal 2013 e impegnate nella pacificazione e democratizzazione del Paese, hanno vinto il Premio Nobel per la Pace.

Rai.it

Siti Rai online: 847