Cresce il Pil del Portogallo grazie alla vittoria calcistica - La Stampa

Dopo anni di crisi

 

Cristiano Ronaldo non fa in tempo a scendere dalla scaletta dell’aereo che arriva puntuale la previsione: la vittoria del Portogallo avrà un impatto economico di 609 milioni di euro. Lo studio, commissionato dal quotidiano L’Economico all’istituto Ipam, entra nel dettaglio e magari potrebbe non aver tenuto in conto l’entità di questa esplosione di gioia.  

 

Quantificare può essere un azzardo, il Financial Times qualche anno fa ci provò: «La vittoria in una competizione importante ha un impatto medio dello 0,7 per cento sul Pil del Paese». La verifica è complicata, difficile isolare il calcio da tutti gli altri fattori. L’ultima outsider che trionfò all’Europeo fu la Grecia (proprio in Portogallo), il Pil di Atene guadagnò il 4,2 per cento in un anno. Cifre oggi assurde e peraltro pesantemente messe in discussione dai trucchi contabili dell’allora governo greco. Nel 1992 vinse la Danimarca, ma al trionfo non fece seguito un aumento del prodotto interno lordo, che al contrario passò da 29.526 dollari pro capite a 27.553 del 1993 (ma Svezia e Norvegia crollarono in maniera più consistente). L’Italia si avvantaggiò del Mondiale del 2006, +1,9% del Pil, mentre la Spagna nel 2010 si mantenne in linea con lo standard «Financial Times», 0,7% (poi arrivò la bufera). A Lisbona cominciano a fare analisi: «Il vero ritorno ci sarà cin il turismo – spiega l’economista Ricardo Paes Mamede –, il nome del Portogallo è sui titoli di tutti i giornali del mondo».  

 

«L’EUROPA CI HA FERITO»  

Ma c’è un altro elemento che per le strade tutti sottolineano: «Abbiamo vinto in quell’Europa che ci ha fatto male», grida alla tv di Stato una signora osservando il pullman con la squadra festante. E lo sguardo non va solo al passato, oggi infatti, per una strana coincidenza del calendario (o del destino), i ministri dell’Ecofin dovranno decidere sulle sanzioni da applicare al Portogallo per le mancate misure a controllo del deficit. «Sarà difficile spiegare a questa gente che l’Europa ci multa, quando negli ultimi anni ci siamo limitati ad applicare le ricette che venivano da Bruxelles», conclude Paes Mamede. Il clima è tale che i conti drammatici della Caixa Geral de Depósitos, una sorta di Monte dei Paschi locale, per un giorno passano in secondo piano. 

 

Al di là delle cifre e dei guai delle finanze pubbliche s’avanza una domanda molto più profonda. Questa vittoria può cambiare i connotati tipici (e magari stereotipati) della malinconia del popolo lusitano? «Una mutazione sembra difficile - dice Antonio Costa Pinto, acuto politologo dell’Università di Lisbona -, ma certo per un giorno abbiamo messo da parte il nostro pessimismo. Per un giorno siamo felici».  

 

I COMUNISTI CANTANO L’INNO  

Che queste masse mobilitate per il calcio servano da base per una rivolta (pacifica) contro le nuove misure d’austerità non lo crede nessuno, nemmeno la sinistra radicale che appoggia il governo socialista. «Ma quello che emerge è un senso fortissimo e trasversale di appartenenza nazionale - spiega il politologo italiano dell’Istituto universitario di Lisbona, Goffredo Adinolfi -. Sabato anche i comunisti si alzavano in piedi per cantare l’inno nazionale». La rivincita è carica di simboli.  

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