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Giovanni Polizzi

Nasce a Palermo nel 1959. E’ ancora bambino quando con la famiglia si trasferisce a Torino: la sua famiglia è composta da padre, madre e quattro figli. Il papà è operaio alla Fiat, la mamma casalinga. Con i fratelli ha un buon rapporto, cosa che invece non ha con il padre  del quale non apprezza il carattere dai tratti autoritari. Frequenta fino al terzo anno dell’istituto alberghiero, quando abbandona gli studi per via dell’arresto.
Inizia  a delinquere molto presto, già da bambino insieme agli amici compie i primi furti che con il tempo si trasformeranno in vere e proprie rapine con annessi tentati omicidi.
Viene arrestato nel 1978 e tradotto nel carcere di Porto Azzurro, isola d’Elba, da dove cercherà di evadere in condizioni misteriose nel 1981. Dopo un  periodo di latitanza, e dopo aver compiuto vari altri reati, nel 1985 viene di nuovo arrestato. Ripartono i  processi, e con varie accuse, gli viene inflitta una condanna complessiva di trent’anni. Risiede a Rebibbia dal 2001.

QUALCHE DOMANDA A GIOVANNI

C’è un episodio della tua vita che ti ricordi?
L’arresto! Perché il mio arresto è stato eseguito proprio sotto casa, al bar sotto casa. Ricordo che  i miei genitori erano sul balcone con mia sorella, la grande.  Mi hanno messo con le braccia così con le manette al palo, perché dovevano farmi vedere da tutti, allora ero attaccato lì… e carabinieri mi hanno lasciato lì per qualche ora.

I tuoi genitori immaginavano che tu avevi commesso dei reati?

I miei genitori? No…

Non sapevano niente?

No! loro sono sempre stati al di fuori di tutto ciò…

Saranno rimasti sconvolti dal tuo arresto..

Sì. Scioccati, piangevano… mio padre ricordo per due, tre anni non è riuscito… non ha avuto il coraggio di venire in carcere a trovarmi… non se la sentiva. Anche perché lui per me aveva grandi progetti, grandi cose… essendo il maschio più grande…

E tuo fratello più piccolo?

Mio fratello più piccolo lavora, grazie a Dio, e c’ha una famiglia. Sono io la pecora nera della famiglia.

Perché sei evaso?

E perché non lo dovevo fare? Mi è capitata l’occasione…

Ma l’hai pensata parecchio questa evasione?

Sì!

Quindi fin da subito hai subito provato a scappar via?

Beh, mi guardavo intorno e cercavo… il modo di poterlo fare.

Hai paura della libertà?

Ho paura di trovare tutto diverso, ho i miei ricordi e ho paura di non ritrovarli più. Paura che il mondo è cambiato…

Vabbè, la televisione la vedi però?

Sì, sì la televisione ma non conosco i telefonini, non conosco i soldi, non conosco… non conosco nulla! Che ne so, magari esco fuori e torno arrogante: qui non sono più arrogante, sono una persona diversa, mi sento diverso. Magari fuori…cioè, ho tante cose per la testa che non…

Paura di diventare arrogante?

No, no paura di… uscire di nuovo da un mondo che mi sono costruito. Cioè… da un mondo mio, e  oggi il carcere è il mio mondo!

Sei pentito di quello che hai fatto?

Pentito è una brutta parola, se tornassi indietro, non rifarei quello che ho fatto. Andrei a lavorare, andrei a farmi il mazzo, a fare la vita che ha fatto mio padre! E…

…e non la volevi fare?

Noo! Soldi facili piacciono a tutti! Poi io già ragazzino avevo macchine, senza patente, avevo tutto quello che volevo, tutto quello che sognavo già l’avevo. Però, col senno del poi, so che ho perso… è più quello che perso che quello che ho guadagnato! Perché ho perso la nascita di mia nipote, la nascita di mio figlio, ho perso il suo compleanno, ho perso le sue… le loro feste, le loro…tutto! Nella vita ho perso tutto! Mi son venuti a mancare papà e mamma, non ho assistito al funerale, non li ho visti e ancora oggi son convinto che sono stato io a ucciderli donandogli le sofferenze! Quindi, mi sento colpevole in tante cose e se potessi andare indietro, non rifarei nulla di quello che ho fatto! Rifarei tutta un’altra vita.

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