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Hitchcock Alfred

Dopo due “false partenze” – l’opera prima Number 13 (1922), incompleta e andata perduta, e il melodramma Il giardino del piacere (1925) – il maestro del brivido inizia imporsi all’attenzione della critica con Il pensionante (1927) e Vinci per me! (1927). L’esordio nel sonoro arriva invece con Ricatto (1929), cui seguirà il giallo a enigmi Omicidio! (1930). Rifatto dallo stesso Hitchcock ventidue anni dopo, la prima versione de L’uomo che sapeva troppo (1934) inaugura il ricco filone dei thriller a sfondo spionistico: sullo sfondo di un’Europa che si avvia a passi veloci verso la seconda guerra mondiale, vedono la luce Il club dei trentanove (1935), L’agente segreto (1936), Sabotaggio (1936) e La signora scompare (1938). Il whodunit in costume La taverna della Giamaica (1939) chiude il cosiddetto periodo inglese: il film successivo, Rebecca, la prima moglie (1940), sarà prodotto a Hollywood dal “re Mida” David O. Selznick.

L’avventura americana del “maestro del brivido” prosegue nel solco spionistico-politico aperto nell’ultimo periodo inglese, con Il prigioniero di Amsterdam (1940), Sabotatori (1943) e l’esercizio di stile Prigionieri dell’oceano (1944), tutto girato a bordo di una scialuppa di salvataggio. Dopo l’unica commedia della sua produzione hollywoodiana, Il signore e la signora Smith (1941), Hitchcock torna al thriller familiare con protagoniste femminili, con Il sospetto (1941) e L’ombra del dubbio (1943). È quindi la volta della prima delle algide dive hitchcockiane, Ingrid Bergman, protagonista dell’onirico Io ti salverò (1945), dello spionistico Notorious, l’amante perduta (1946), in cui – al passo coi tempi – lo sfondo anti-nazista si accompagna al contrabbando di uranio, e del dramma in costume Il peccato di Lady Considine (1949). Dopo il giallo giudiziario Il caso Paradine (1947), è la volta di un nuovo straordinario esercizio di stile, Nodo alla gola (1948), primo capitolo del fortunato sodalizio con James Stewart e primo film di Hitchcock a colori, tutto girato all’interno di una stanza in undici piani sequenza legati tra loro. In Paura in palcoscenico (1950), il maestro inglese dirige la divina Marlene Dietrich, mentre con il successivo L’altro uomo (1951), riedito come Delitto per delitto, porta sullo schermo un romanzo dell’allora sconosciuta Patricia Highsmith, giocando con l’invincibile potenza del caso. Io confesso (1953) mescola infine il classico tema hitchcockiano dell’innocenza da dimostrare a quell’educazione religiosa gesuita che tanta parte ha avuto nella formazione del maestro.

L’età dell’oro del cinema hitchcockiano si apre sul volto della diva Grace Kelly: vittima designata del marito Ray Milland ne Il delitto perfetto (1954), spalla e contrappunto del fidanzato James Stewart ne La finestra sul cortile (1954), complice infine di un affascinate Cary Grant in Caccia al ladro (1955); interamente girati in studio i primi due, con consueto esercizio di suspense, sotto il sole della Costa Azzurra il terzo, nelle cadenze di un movimentato giallorosa. Hitchcock cambia quindi colori, passando alla commedia nera e agli autunnali boschi del Vermont ne La congiura degli innocenti (1955). Ancora interpretato da James Stewart, L’uomo che sapeva troppo (1956) è il remake di un classico del periodo inglese, ma sposta l’ambientazione dalle nevi St. Moritz alla terra rossa di Marrakech. Il ladro (1956) porta invece sullo schermo – bianco e nero – un caso di errore giudiziario, con il volto di Henry Fonda. Ultima collaborazione con James Stewart, La donna che visse due volte (1958) porta allo scoperto la componente psicanalitica dell’immaginario hitchcockiano; il quarto e ultimo film con Cary Grant è invece la spy story dalle note leggere Intrigo internazionale (1959), comunque non meno complesso del precedente quanto a simbolismi e costruzione visiva.

Con Psyco (1960) si torna ancora al bianco e nero, avanzando però a larghi passi verso il brivido puro: Anthony Perkins guadagna qui l’eterno primato di Edipo più terrificante della storia del cinema. L’ultima delle muse hitchcockiane è l’ex modella Tippi Hedren, protagonista de Gli uccelli (1963), altro capolavoro di simbolismo puro, e del successivo Marnie (1964). Dopo le non brillanti spy story Il sipario strappato (1966), con i divi Paul Newman e Julie Andrews, e Topaz (1969), il maestro torna nella sua Londra per il thriller ad alta tensione Frenzy (1972), per chiudere la sua filmografia nuovamente negli Stati Uniti, con la commedia nera Complotto di famiglia (1976).


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