Gabriele Bonci: la focaccia genovese Pane e Pizza Pane e Pizza Procedimento: Oggi Gabriele prepara la FOCACCIA TIPO GENOVESE, sia nella classica versione "bianca", che nelle varianti con la CIPOLLA e con le OLIVE. La FOCACCIA GENOVESE nasce come cibo povero, fatto per sfamare la gente umile che non poteva permettersi altro se non i prodotti della propria terra. L'incredibile bontà, unita al basso costo per la sua realizzazione, la portò a diventare con il passare del tempo, uno dei cibi più apprezzati e consumati. Pare infatti che alla fine del Cinquecento fosse usuale consumare la focaccia perfino in Chiesa al momento della benedizione, durante i matrimoni e anche nel corso delle funzioni funebri. L'usanza era talmente radicata che Matteo Gambaro, vescovo dell'epoca, si vide costretto a minacciare scomuniche, alla popolazione come agli aristocratici, se non fosse cessato il costume di cibarsi di quella "frugalia" o "pitanza" in Chiesa. Da quel momento in poi, la preparazione della focaccia assunse sempre più un carattere rituale che coinvolgeva non solo le brave massaie ma anche gli esperti panettieri e fornai. Come tutte le grandi specialità anche la focaccia ha le sue belle varianti: con la cipolla o le olive. Si tratta di versioni più o meno popolari e diffuse, fra le quali quella alla cipolla è senz'altro la più amata, alimento di antiche tradizioni nei quartieri più popolari di Genova e pasto usuale degli scaricatori del porto perché capace di saziare molto, in quanto la cipolla blocca i recettori dello stimolo della fame. Ingrediente fondamentale per la preparazione di questa focaccia è lo STRUTTO, di cui ci parlerà VITALIANO BERBABEI (che è già stato nostro ospite con Gabriele per parlare di porchetta), norcino di antica tradizione di Marino (Castelli Romani) , che guida con sapienza e passione l'attività familiare, stretto nel suo minuscolo laboratorio a tramandare con ostinato orgoglio le sapienze acquisite. Procedimento:

Oggi Gabriele  prepara la FOCACCIA TIPO  GENOVESE, sia nella classica versione “bianca”, che nelle varianti con la CIPOLLA e con le OLIVE.

La FOCACCIA GENOVESE   nasce come cibo povero, fatto  per sfamare la gente umile che non poteva permettersi altro se non i prodotti della propria terra.
L’incredibile bontà, unita al basso costo per la sua realizzazione, la portò a diventare con il passare del tempo, uno dei cibi più apprezzati e consumati.
Pare infatti che alla fine del Cinquecento fosse usuale consumare la focaccia perfino in Chiesa al momento della benedizione, durante i matrimoni e anche nel corso delle funzioni funebri.
L’usanza era talmente radicata che Matteo Gambaro, vescovo dell’epoca, si vide costretto a minacciare scomuniche, alla popolazione come agli aristocratici, se non fosse cessato il costume di cibarsi di quella “frugalia” o “pitanza” in Chiesa.
Da quel momento in poi, la preparazione della focaccia assunse sempre più un carattere rituale che coinvolgeva non solo le brave massaie ma anche gli esperti panettieri e fornai.

Come tutte le grandi specialità anche la focaccia ha le sue belle varianti: con la cipolla  o le olive. Si tratta di versioni più o meno popolari e diffuse, fra le quali quella alla cipolla è senz’altro la più amata, alimento di antiche tradizioni nei quartieri più popolari di Genova e pasto usuale degli scaricatori del porto perché capace di saziare molto, in quanto la cipolla blocca i recettori dello stimolo della fame.

Ingrediente fondamentale per la preparazione di questa focaccia è lo STRUTTO, di cui ci parlerà VITALIANO BERBABEI (che è già stato nostro ospite con Gabriele per parlare di porchetta), norcino di antica tradizione  di Marino (Castelli Romani) , che guida con sapienza e passione l’attività familiare, stretto nel suo minuscolo laboratorio a tramandare con ostinato orgoglio le sapienze acquisite.
 



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