Ora un vero scatto per rilanciare l'Italia

Le fibrillazioni della politica – fra inchiesta Consip e congresso Pd – non devono far perdere di vista al governo e al Parlamento la priorità numero uno del Paese: crescita, crescita, crescita. Ora che le elezioni sembrano tornare all’orizzonte naturale del 2018, il governo Gentiloni è tenuto a riprendere il sentiero delle riforme che sarà tracciato nel Def e nel Piano nazionale di Riforma (Pnr). Di aprile.

“L’amore per il Paese davanti a tutto”, ha detto ieri il premier ribadendo di voler continuare su quel cammino. Serve governabilità non certo per galleggiare o tirare a campare con la riproposizione di misure più o meno avviate, ma per far fare uno scatto al ciclo delle riforme.

Se la sfida non è quella degli “zero virgola”, bisogna avere l’ambizione di presentarsi al Paese (e all’Europa) con un programma rinnovato e rivitalizzato di riforme per dare numeri ben più robusti alla crescita. Il governo deve avere l’ambizione di recuperare quei due punti percentuali di Pil che sono, su orizzonte triennale, l’obiettivo espresso nel Piano nazionale di riforme di un anno fa.

Il governo ha cominciato a lavorare a questo piano e in queste pagine abbiamo raccolto le misure che si stanno mettendo a punto e quelle che ancora non sono definite ma darebbero al Piano nazionale delle riforme e al Def maggiore credibilità. Su alcune misure il governo ha già cominciato a lavorare, in sede tecnica e con varie ipotesi, in vista del Def, del Pnr e, più in generale, dell’attività di governo delle prossime settimane mirata alla crescita. In questa categoria rientra il taglio del cuneo contributivo di 3-5 punti per abbattere il costo del lavoro e che dovrebbe entrare nella manovra di autunno ma che al momento sarebbe limitato ai soli neoassunti con una forte riduzione dell’impatto positivo. Altre misure in corso di elaborazione: il decreto legge del ministro Delrio per il rilancio degli investimenti infrastrutturali, la fusione Anas-Fs e le gare del trasporto pubblico locale; la nuova politica energetica del ministro Calenda per abbattere, anche su questo fronte, i costi delle imprese e far fare al Paese un salto di competitività; il correttivo del Codice appalti che, con la revisione di un periodo transitorio flessibile, dovrebbe contribuire a superare alcune difficoltà dei mesi scorsi.

Ci sono altre misure – si pensi alle liberalizzazioni, alle norme per la concorrenza, alla regolazione delle piattaforme digitali per il mercato come Uber – dove bisogna passare dai buoni propositi e dalle enunciazioni generiche di apprezzamento per i benefici del mercato a misure coraggiose per liberare le energie imprenditoriali del Paese. Queste misure sono nell’orizzonte del governo ma hanno bisogno di tradursi in politiche senza ulteriori timidezze: il passaggio alla fase due delle gare per la copertura della banda ultralarga (che riguarda anche le imprese e i distretti industriali beneficiari di “Industria 4.0”), un piano a tappeto di risparmio energetico per gli edifici della Pubblica Amministrazione, mettendo insieme forze e risorse finora disperse; l’avvio reale del Piano “Casa Italia” per la prevenzione sismica. Ma anche la concretizzazione di misure, più o meno annunciate, che servano a smaltire più rapidamente il contenzioso tributario o a riformare il Fondo di garanzia per le imprese.

Su un terzo gruppo di misure davvero importanti per la crescita del Paese – riforma della PA, servizi pubblici locali, taglio delle partecipate, giustizia civile – bisogna completare il percorso avviato con l’obiettivo di non arrivare stancamente al traguardo con gli stessi rimpalli e gli “stop and go” degli anni passati, ma di produrre uno sprint che consenta di portare a casa buone norme e di renderle rapidamente implementabili per dare efficienza e produttività al sistema produttivo. […]

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