Le parole e i coltelli

di Concita De Gregorio - La Repubblica

Due madri non dormono. Una, la madre di lei, all'alba va dai carabinieri. Mia figlia Giordana, vent'anni, non è tornata a casa stanotte.
L'altra, la madre di lui - Luca, 24 - di notte lo ha sentito partire in macchina. La macchina della madre. Le madri. La paura delle madri: dove vanno, che cosa fanno la notte questi figli. La botola che non vedi, sai che c'è ma non la trovi. Dove sono, con chi sono. Dove possono cadere. Dov'è il pericolo. L'angolo cieco, quello che l'occhio non trova. La disperazione delle madri. Se avessi capito prima, se avessi visto, forse avrei potuto. 
Una bambina di 4 anni, nel letto ancora con le sponde. Bellissima come puo' essere una bambola, il nome grande di un continente, Asia. "La mia nanerottola", "l'amore vero", scrive di lei la mamma che l'ha partorita, lei stessa bambina a 15 anni.
L'amore vero è questo, dice Giordana che ora ha 20 anni e pubblica su Facebook la foto delle loro mani intrecciate. Mani di ragazza con le unghie di tutti i colori, mani di bimba coi buchi ai posti delle nocche. Chi lo racconterà ad Asia, e come, stamattina. Mamma è partita? Mamma non può tornare ma vorrebbe, solo che non può? E' volata via? Ma dov'è andata, volata dove? Posso andare anche io con lei? No, tu non puoi. Andiamo a scuola adesso. Prendi lo zaino. Ma quando torna? Domani torna? Domani no. Andiamo.
Le amiche. Non posso credere che sia stato lui. Sì è vero non andavano d'accordo, lui non poteva sopportare il pensiero che lei stesse con qualcun altro. Ma non era violento. Era solo geloso. Lui le aveva detto: se ritiri la denuncia per stolking ti lascio la bimba. Lei aveva scritto, su Fb: "Bisogna fare attenzione alle parole, sono armi affilate e pericolose. Ci sono schiaffi che si perdonano e parole che non lasciano scampo". Un mese fa, un'attimo fa. Le parole, gli schiaffi, i coltelli.
Con ferite da taglio alla gola, al torace, all'addome, Luca Priolo, 24 anni, ha ucciso Giordana Di Stefano, 20, la madre di sua figlia. Erano in macchina, di notte. L'auto di lei. A Nicolosi, provincia di Catania. Lei era uscita la sera con gli amici. All'una era rientrata. Lui le voleva parlare: stamattina ci sarebbe stata la prima udienza del processo per stalking. Una denuncia di due anni fa esatti, ottobre 2013: lui, quella volta, era entrato in casa di lei dalla finestra. Va bene, parliamo, ma viene anche mio cugino. D'accordo, tuo cugino. Però ora scusa puoi lasciarci soli un momento? Dai, dobbiamo dirci cose nostre. Vedi, va tutto bene. Dai, lasciaci parlare un po'. Le due, le due e mezza. Buio pesto, strada di campagna. Era solo geloso, non era violento. Non era mica matto. Voleva diventare guardia giurata. Andare a vivere a New York. Con un processo per stalking non te la danno la licenza. Dai ritratta. La mia nanerottola, il coltello, lasciamo stare, cosa fai sei impazzito? Mi fai paura, smettile.
Lo hanno trovato alla stazione di Milano, partiva per Lugano. Luca? Hanno chiamato al binario. Sì, sono io, sono stato io, ha detto ai carabinieri . Ha pianto, naturalmente. Aveva preso l'auto di sua  madre, ci sono le fotocamere ai varchi autostradali, l'hanno trovato. (...)

di Concita De Gregirio - la Repubblica

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