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L'imbroglio nel lenzuolo

Cucinotta pioniera del cinema

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    • Regia: Alfonso Arau
    • Cast: Maria Grazia Cucinotta (Marianna), Anne Parillaud (Beatrice), Geraldine Chaplin (Alma), Primo Reggiani (Federico), Ernesto Mahieux (Gennarino Pecoraro), Giselda Volodi (Elena), Miguel Ángel Silvestre (Giocondo)
    • Co-Produzione: Seven Dreams Productions e Aquelarre Servicios Cinematográficos
    • Genere: Commedia
    • Anno: 2009
    • Durata: 100 min.
    • Data di uscita: 18/06/2010
    • Nazionalità: italia
    • Distribuzione: 01 Distribution

    Sinossi

    Nel 1905 il cinematografo, la grande novità del momento, il miracolo a cui nessuno sa ancora dare una spiegazione, conquista il Sud dell’Italia. Sta per iniziare una nuova epoca caratterizzata dal progresso e dalle nuove invenzioni. Le “sciantose” vengono spodestate dal loro ruolo di “femme fatale” per essere sostituite dalle “femmine finte” che sorridono suadenti e maliziose sul lenzuolo, le biblioteche chiudono, i teatri perdono i loro spettatori. Ogni sera in teatro accorrono migliaia di spettatori per assistere alle prime proiezioni… «Quei piccoli raggi di luce che portano la vita sopra a un lenzuolo»…

    Anche Federico ne rimane affascinato. Guardando le immagini tremolanti che scorrono sul lenzuolo, il ragazzo intuisce la vera magia di questa nuova invenzione. Si rende conto che il cinematografo dà l’immortalità, sconfigge la morte, cosa che la medicina non è in grado di fare. Decide così di abbandonare gli studi di medicina, con gran dolore di sua madre Alma che, per sbarcare il lunario, suona il pianoforte durante le proiezioni delle prime pellicole mute nel teatro di Don Gennarino Pecoraro.

    Don Gennarino, libidinoso produttore di origine partenopea, stanco di proiettare le pellicole degli altri, confida a Federico di voler produrre il suo primo film. Il ragazzo ha un lampo di genio: si improvvisa direttore di scena e lo convince ad affidargli l’incarico di scrivere una nuova storia, che secondo le richieste di Don Gennarino dovrà avere come protagonista una bella femmina con le “zizze” enormi mentre secondo la sorella di Don Gennarino, Elena, puritana e bigotta, dovrà essere una storia edificante.

    La storia scelta è quella biblica de “La Casta Susanna”. Federico porterà confusione e sconquasso nell’affascinante vita di Beatrice, scrittrice e giornalista torinese, trasferitasi in Sicilia in una meravigliosa villa sulle rive di un piccolo lago, per scrivere una storia a puntate sul quotidiano locale, l’Osservatore del Sud. Inoltre porterà scandalo e vergogna nell’esistenza di Marianna, protagonista inconsapevole del film. Una bellezza selvaggia, povera ed analfabeta, che si guadagna da vivere togliendo il malocchio e curando i paesani con erbe e pozioni medicamentose.

    IL FILM SARA' PRESENTATO IN ANTEPRIMA IL 15 GIUGNO AL TAORMINA FILM FEST

     

    Note di produzione

    Spesso mi chiedono che cosa spinge un produttore ad investire in un progetto cinematografico. Nel mio caso, il tutto è avvenuto in modo casuale. Un giorno qualcuno ti regala un libro e tu, come per magia, pagina dopo pagina, ti innamori all’istante di quella storia e dei suoi protagonisti. Ti innamori di un’idea che stava lì da sempre e che qualcuno con passione ha saputo raccontare con originalità ed intensa emozione! Ti innamori di un sogno così straordinario ed unico da volerlo poi condividere con tutti gli altri.

    Questo film ha subito un percorso bizzarro, è nato con l’intenzione di raccontare l’arrivo del cinema muto in un’Italia appena unita, in un’Italia dove si percepivano ancora molto forti i contrasti fra Nord e Sud, e poi il cinema è diventato solo un pretesto, un filo invisibile attraverso il quale soffermarsi a raccontare la vita dei tre protagonisti del libro. Tre storie molto particolari che a loro volta ci fanno scoprire e vivere questa incredibile invenzione, che è appunto il cinema, nei suoi tre aspetti più straordinari e stravaganti.

    Il cinema come strumento di affermazione del talento e dell’ambizione di un’artista, come espressione della sua creatività. Il cinema come concetto di immortalità che si realizza, una risposta alla nostra profonda esigenza di durare per sempre e lasciare un segno nella memoria dell’umanità. Il cinema come luogo ideale in cui sogni e illusioni prendono vita e tutto diventa possibile, una sorta di “Second Life”, in cui ogni singolo spettatore può identificarsi e condividere le proprie emozioni.

    Attraverso il cinema la finzione ci svela, in tutte le sue sfumature, la sua ambiguità. Infatti, se da una parte ci consente con ingenuità di vedere realizzati i nostri sogni, dall’altra non riesce a tenere a bada l’elemento più demoniaco insito nella sua natura, che consiste proprio nel fatto che la finzione stessa a volte si sostituisce alla realtà al punto di diventare l’unica realtà possibile.

    Quando ho iniziato a lavorare a L’imbroglio nel lenzuolo, sono stata totalmente assorbita da ogni singola fase della preparazione, al punto da non riuscire a vedere nella sua globalità la complessità del film e della storia che mi accingevo a raccontare. Solo il primo giorno delle riprese mi sono resa conto che stavo realizzando un progetto ambizioso, o meglio, ambizioso per una giovane produttrice! Un film in costume, un cast tecnico ed artistico internazionale, ed un set di 200 persone che ha viaggiato, con tutte le difficoltà che un’operazione del genere comporta, attraverso location meravigliose, dalla Campania alla Sicilia. Chi lavora nel cinema sa che quando un set si costituisce, nasce una sorta di famiglia allargata, dove piccole abitudini, nevrosi ed emozioni si intrecciano con la creatività ed il talento degli artisti e dei professionisti che ne fanno parte. Chi è a capo della produzione si ritrova a dover accontentare le esigenze di tutti per cui diventa naturale far arrivare sul set, ogni mattina, una baguette per colazione, se l’attrice francese ne fa richiesta, o fermare l’intero set dopo pranzo per una breve “siesta messicana” su gentile richiesta del regista, oppure per il cuoco evitare di cucinare cibi con l’aglio se una delle attrici è allergica a questa spezia. Perché il cinema è anche questo! È un’idea di condivisione che accompagna il film dal primo ciak fino al giorno in cui arriva nelle sale cinematografiche. Una grande avventura in cui non mancano mai gli imprevisti.

    Il 18 giugno il film arriverà nelle sale italiane, anche questa grande avventura sta per giungere al termine, ed è stato sensazionale, sia in veste di attrice che di produttrice, lavorare con attori del calibro di Geraldine Chaplin, Anne Parillaud, Ernesto Mahieux, Giselda Volodi, nonché con il giovane talento Primo Reggiani. Sono stati grandiosi nel dar vita ai personaggi di cui mi ero innamorata leggendo il libro di Francesco Costa. Ancora oggi non riesco a descrivere l’emozione di vedere Geraldine nella scena in cui accompagna al pianoforte le pellicole mute nel teatro di Gennarino Pecoraro. Era come guardare un quadro d’autore, uno di quei dipinti del Caravaggio in cui luce e ombra disegnano un’armonia quasi divina. Vorrei inoltre sottolineare la grande ironia di Geraldine nell’accettare un ruolo così contraddittorio con tutto ciò che il suo nome ricorda e rappresenta nella storia del cinema. Si è come scossi da un brivido, quando la figlia del grande Chaplin recitando la battuta del copione, afferma che … “il cinematografo non ha futuro”!

    Mi sono innamorata del personaggio di Marianna per la natura selvaggia in contrasto con le regole degli uomini ma in perfetta armonia con le leggi della natura. Marianna prepara rimedi con le erbe per curare le paesane del circondario e toglie il malocchio proprio come faceva mia nonna. Così alcuni racconti di mia madre si sono mescolati alla storia del film in modo naturale. Preghiere antiche, tra il sacro e il profano, con cui si cercava di allontanare l’invidia delle persone, ma anche un modo, secondo me, per dare un senso alle avversità e nascondere la fatica dei campi. Ed è proprio così che viene visto il cinematografo agli inizi del ‘900, come una sorta di “sortilegio”, una “diavoleria che affascina e al tempo stesso terrorizza”. Come può “un piccolo raggio di luce portare la vita sopra un lenzuolo e far apparire cose e persone che un istante prima non c’erano?” … si chiedono i primi spettatori di fronte alle immagini tremolanti nel buio dei piccoli teatri dell’epoca. Così il cinematografo, nell’immaginario collettivo appare come un imbroglio … e finisce con l’essere soprannominato “L’imbroglio nel lenzuolo”. - Maria Grazia Cucinotta