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Bright Star - Storia della produzione

La ballata d'amore del romantico Keats diventa un film

L’amore del poeta romantico John Keats per Fanny Brawne ha ispirato alcune delle più belle lettere d’amore mai scritte. La figlia maggiore della famiglia Brawne, Fanny, all’inizio era considerata da Keats una ‘sfacciata’. Ma proprio grazie a questa vicinanza tra il 1819 e il 1820, il giovane poeta visse un momento particolarmente stimolante di creatività, realizzando tre delle sue poesie più belle: Ode on a Grecian Urn, Ode on Melancholy e Ode to a Nightingale.

La coppia si fidanzò non ufficialmente nell’ottobre del 1819, ma il giorno delle nozze non arrivò mai. Colpito dalla tubercolosi, a Keats fu consigliato di stabilirsi in un clima più caldo e per questo lasciò la Gran Bretagna per l’Italia nel 1820. Così, non vide più Fanny e morì a Roma nel febbraio del 1821 alla giovane età di 25 anni, senza essere stato riconosciuto come il celebre poeta che divenne in seguito.
La sua ultima poesia si chiamava semplicemente To Fanny. Brawne pianse Keats come se fossero stati sposati, indossando un vestito nero da vedova per tre anni e passando diverse ore nella sua stanza a rileggere le lettere che lui gli aveva mandato o girando da sola a Hampstead Heath, a nord di Londra.

Nel 1833 si sposò ed ebbe anche due figli, ma non si tolse mai l’anello che Keats le aveva dato. Conservò per tutta la vita quasi quaranta lettere d’amore di Keats. Alcune erano delle semplici note, mentre altre dei lunghi resoconti della sua devozione. Queste lettere sono state celebrate come tra le più belle mai scritte.

Il titolo del film, Bright Star, proviene da un poema d’amore per la Brawne che Keats scrisse all’interno della sua copia delle opere di Shakespeare.
Il progetto era un sogno della regista Jane Campion da diversi anni. “Io stavo leggendo una biografia di Keats”, rivela la realizzatrice. “Sono arrivata al punto in cui incontra Fanny e mi sono innamorata della loro storia. Ero attirata dal dolore, dalla bellezza e dall’innocenza della loro relazione. Sono rimasta molto colpita dal libro di Andrew Motion. Loro erano veramente giovani, proprio una storia alla Giulietta e Romeo ben documentata, anche se io non la conoscevo. Alla fine, mi sono messa a piangere. La storia è veramente tragica e tenera. Il libro mi ha anche collegato alla sua poesia, perché ho capito che lui stava scrivendo la sua vita e quello che stava avvenendo. A quel punto, non riuscivo a immaginare che tipo di film si potesse fare. Io non sono un’amante dei biopic e sentivo di aver bisogno di un punto di vista particolare”.

La Campion ha allora deciso di raccontare la storia di Keats attraverso gli occhi meno conosciuti di Fanny. Noi incontriamo Keats, scopriamo la sua poesia e lo perdiamo proprio come capita a lei in un periodo di due anni. La storia è ripresa da un’ampia gamma di fonti, tra cui le lettere e le poesie di Keats, così come la commovente e accurata biografia di Keats scritta da Andrew Motion.

La poesia di Keats ha fornito l’ispirazione per la struttura della storia, come spiega la Campion. “Alcune delle poesie di Keats hanno la forma di odi, altre sono delle ballate, così ho iniziato a pensare alla storia di Fanny e Keats come una ballata, una sorta di poema storico”. ”Il film si mantiene fedele alla storia il più possibile. Io dovevo inventare la storia che si svolgeva tra i fatti. Ero assolutamente consapevole di dover rimanere semplice e fedele allo spirito di questi due esseri straordinari. Keats era semplice e la sua personalità e la sua voglia di vivere che ho trovato nelle sue lettere era decisamente familiare. Ma considerando che Keats ha distrutto le lettere di Fanny, io non avevo molto materiale per costruire il personaggio di lei. Per esempio, Fanny talvolta mostrava un rigore notevole. Di ritorno a casa dopo aver dato l’ultimo addio a Keats quando lui stava partendo per Roma, lei scrive semplicemente nel suo diario ‘Il signor Keats ha lasciato Hampstead’. Tuttavia, Keats cita Fanny in una lettera al suo amico Brown nei giorni che precedono la sua partenza e si chiede ripetutamente ‘c’è un’altra vita? Mi sveglierò e scoprirò che è un sogno? Deve essere così. Non possiamo essere stati creati per questa sofferenza’. Poi arriva un’estate di lettere d’amore straordinariamente appassionate che devono essere state molte incoraggianti da ricevere, così questi contrasti tra espressioni entusiaste, dolore e limitazioni straordinarie hanno contribuito a definire il mondo in cui vivevano il loro destino”.

La storica collaboratrice della Campion, Jan Chapman (Lezioni di piano, Lantana) ha prodotto il film e si è consultata con la Campion sullo sviluppo della sceneggiatura, dopo che la Pathé ha deciso di finanziare il progetto. “Io mi sono innamorata della poesia di Keats al mio ultimo anno al liceo. Lui amava sensualmente la natura e ciò si avverte con forza nelle sue poesie, pervase tra l’altro da un tenero sentimento di amori giovani, dalla fugacità e dal desiderio di catturare un momento e di non lasciarlo mai andare. Ho reagito immediatamente all’interesse di Jane verso la storia d’amore raccontata dal punto di vista di Fanny”.“Il film è una vera coproduzione, perché questa scelta non è stata assolutamente forzata. Screen Australia ha affiancato la Pathé come investitore. Poi sono arrivati BBC Films, il New Cinema Fund dell’UK Film Council, il New South Wales Film and Television Office e Hopscotch International”.

Scegliendo di girare nel Regno Unito, la Chapman ha coinvolto la produttrice inglese Caroline Hewitt (Mr Bean's Holiday, Guida galattica per autostoppisti). La Hewitt conosceva bene questa squadra dopo aver prodotto Loaded, la pellicola della sorella di Jane, Anna Campion. La Hewitt era felicissima di essere stata coinvolta. “Era una sceneggiatura bellissima e poetica, ma con un ritmo moderno che la rendeva assolutamente accessibile. E’ stato quasi uno shock leggere qualcosa di così bello, in effetti è una delle migliori sceneggiature in cui mi sia mai imbattuta. Nonostante sia un film d’epoca, è decisamente moderno, immediato e attuale, assolutamente universale, visto che parla del primo amore e della creatività”.

Per la Hewitt la sceneggiatura era resa solida dal rapporto tra Keats, Fanny e l’amico di Keats Brown, con cui viveva e lavorava. “Una delle cose più interessanti per me era l’effetto dell’amore su una persona creativa. Vieni distratto o invece ti migliora? Questo era l’elemento centrale di tutta la storia, il suo rapporto con Fanny, quello con Brown e il modo in cui viene modificata la personalità di Keats. L’idea di avere il controllo sulla creatività di qualcuno è molto interessante. Brown vede Fanny come una persona frivola, ma lei ha una grande capacità di comprendere chi è Keats e cosa pensa. E questo permette di andare oltre una semplice storia d’amore”. Per la Hewitt, i loro differenti atteggiamenti verso l’amore sono fondamentali. “Brown mostra un’idea più vaga e casuale di quello che potrebbe essere l’amore, mentre Keats prova un amore spirituale, appassionato e profondo. Entrambi rappresentano uno stato diverso dell’universo maschile”.

La visione della Campion non era quella tipica delle pellicole coi corsetti inglesi. “La sceneggiatura di Jane è assolutamente immediata”, spiega la Hewitt. “Non vieni alienato a livello emotivo dalla natura storica di questo film. La pellicola è senza fronzoli, minimale ma bella”. I due protagonisti di Bright Star, Abbie Cornish e Ben Whishaw, hanno contribuito a eliminare la rigidità che ci si potrebbe aspettare da una storia che inizia nel 1818. “Le pellicole d’epoca possono sembrare false, mentre invece c’è bisogno che gli attori risultino reali”, sostiene la Campion. “Abbie è in grado di far sembrare le cose immediate. E anche Ben è molto realistico”. La Chapman concorda sul fatto che le scelte di casting siano state fondamentali. “Noi desideravamo avere la libertà di scegliere gli attori che volevamo ed è successo che abbiamo optato per dei protagonisti di nazioni diverse. Abbie e Ben sono stati eccezionali. Sono andati ben oltre i nostri sogni nel portare in vita i due personaggi”. ”Mi ricordo di aver incontrato per la prima volta Ben Whishaw fuori dalla stanza dei provini. Ho guardato questo giovane, questa creatura bella come un gatto, quasi irreale. Quando parlava, sembrava Keats, non era falso, ma con un accento leggermente di Londra o del nord. Nel provino è stato assolutamente coraggioso, aperto emotivamente, entusiasta, forte, molto sensuale e intimo con l’attrice che leggeva la parte di Fanny. Più tardi, nelle prove ho scoperto che la sua presenza era come una droga. Ben non è un chiacchierone, ma profondamente onesto e fiducioso. Quando Ben e Abbie finalmente si sono incontrati durante le prove, mi ricordo che Abbie ha detto qualcosa come ‘Ciao compagno’. Per quanto queste fossero parole minime, era una coppia speciale. Ho visto che l’apprezzamento, il senso di complicità e il rispetto tra loro cresceva quotidianamente”, prosegue la Campion. “Noi siamo stati veramente fortunati ad avere Ben nella parte di Keats”, aggiunge la Chapman. “In qualche modo, esprime l’innocenza di un giovane, ma con una grande dose di saggezza. Keats era assolutamente determinato a esprimersi qualsiasi fosse la sua arte, in questo caso la poesia, ma nella nostra epoca avrebbe potuto benissimo essere un musicista. Tuttavia, anche se Keats studiava per diventare un dottore, era determinato a essere un poeta”.

Ben Whishaw era eccitato di essere stato scelto nel ruolo principale. “Ho ritenuto che la sceneggiatura fosse assolutamente emozionante ed ero in lacrime alla fine della storia. E’ quello che cerco sempre di trovare, una reazione emotiva. Non conoscevo nulla di Keats, ma qualcosa in lui mi ha colpito. Quando sono andato all’audizione, avevo una sensazione di possesso, come se fosse mio, perché comprendevo questa persona”. Per Whishaw il ruolo richiedeva anche un forte senso di responsabilità. “Più leggevo cose su di lui, più capivo che c’era tanta letteratura dedicata a quest’uomo e molta gente aveva un’opinione personale su chi fosse. Tu vuoi onorare questo aspetto in qualche modo e capire quest’uomo come loro, ma devi anche essere fedele alla tua visione e a quella di Jane, che probabilmente è la cosa più importante. Jane lo vede come qualcuno con una capacità maggiore della maggior parte di noi di aprirsi al divino: una sorta di angelo. Penso che fosse molto complicato e probabilmente un genio. Chiunque sia così complesso ha tanti aspetti e sfaccettature che non puoi sperare di esprimere completamente in un film di due ore”.

La Campion ha utilizzato sua figlia come ispirazione per il personaggio di Fanny. “Scrivere Fanny è stato difficile, perché io non mi considero sarcastica. Mia figlia Alice, che ha tredici anni, invece è molto appassionata e ha la battuta pronta, così ogni volta che arrivavo a un punto in cui pensavo ‘cosa avrebbe fatto Fanny a riguardo?’, riflettevo su quello che avrebbe fatto Alice e questo mi ha aiutato molto. Lei era una sorta di musa per me. Poi è arrivata Abbie. E’ una persona con una mente particolare e avrebbe sicuramente il coraggio di fare quello che fece Fanny, ossia andare contro quello che la società riteneva accettabile e scegliersi un compagno che quasi sicuramente le avrebbe causato un dolore incredibile. Abbie può rendere tutto concreto e reale. Non so come faccia, ma ha questa dote di trasformare le parole sulla pagina in qualcosa di reale. Io non ero mai sicura come avrebbe fatto in certe situazioni, ma lei aveva Fanny dentro di sé. Non solo io sono rimasta sorpresa ed emozionata dalla profondità della sua interpretazione, ma anche da come poteva essere divertente e leggera, addirittura sciocca”.

La Chapman ha lavorato come produttrice esecutiva al film del 2004 che ha fatto conoscere la Cornish, Somersault, e riteneva che l’attrice australiana potesse gestire un accento inglese. “Io ero eccitata dall’idea di vedere Abbie nei panni di Fanny”, sostiene la Chapman. “Lei è completamente diretta e reale, ma c’è una sorta di grande libertà e vivacità in lei che è perfetta per il personaggio. Abbie ha uno sguardo diretto incredibile, ma può anche esprimere dei sentimenti giovanili e incontrollati in maniera adeguata. Fanny passa dall’essere una ragazza leggera, che Keats ha descritto come sfacciata, a una persona dotata di grande profondità”.

La Cornish era attirata dalla forza della sceneggiatura e dai personaggi. “Io mi sono innamorata della sceneggiatura quando l’ho letta. Nella mia testa, è uscita fuori dalla pagina e ha preso vita. E’ un personaggio fantastico. Lei ha appena iniziato a scoprire l’amore e a definire se stessa attraverso di esso. Keats la apre alla vita e penso che questo fosse bellissimo. E’ una storia d’amore magnifica”. L’attrice aggiunge che “io ero anche molto interessata al viaggio che Fanny percorre in questi due anni, innamorandosi, fidanzandosi e vedendo morire la persona che ama. Quando interpreti un personaggio che è realmente esistito, c’è un’enorme responsabilità nel rappresentarlo il più onestamente e fedelmente possibile. Svolgi delle ricerche sulla sua vita e poi tenti di trasportarla attraverso la tua recitazione, ma devi anche fidarti del tuo istinto e di quello che ritieni essere giusto, quindi penso che sia incredibilmente importante seguire questa strada”.

Kerry Fox, protagonista della pellicola della Campion Un angelo alla mia tavola, è entrata nel cast nei panni della madre di Fanny, la signora Brawne. “Questo personaggio era molto importante per me. Avendo io stessa una figlia, ero ben consapevole del ruolo svolto dalla signora Brawne nella storia. Il suo rapporto con Fanny era veramente complicato. Lei era un conforto per Fanny, ma anche responsabile del suo futuro, che chiaramente non poteva comprendere un poeta senza un soldo. La simpatia della signora Brawne per gli innamorati e il suo buon senso erano in conflitto, fino a quando lei ha ceduto, spinta dall’amore che vedeva tra loro. La naturale compassione di Kerry e l’innocenza che esprimeva erano fondamentali per il ruolo e anche una caratteristica importante nel film”, sostiene la Campion.

L’attore americano Paul Schneider è stato scelto nei panni dell’amico di Keats, il signor Brown. “Ho visto Paul ne L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford ed è un attore incredibile. E’ veramente coraggioso e sperimentale, mentre tenta sempre di trovare un modo nuovo di rendere reali le cose. Nei panni di Brown rappresenta un vero contrasto rispetto a Fanny e Keats, che invece sono molto più sensibili e delicati”.

Due giovani attori, Thomas Brodie Sangster ed Edie Martin, sono stati scelti come fratello e sorella minori di Fanny, Samuel e Margaret. "La pellicola è un dramma intimo, mentre il suo potere è rappresentato dalla sottigliezza e dalle sfumature di quello che avviene in un gruppo familiare”, sostiene la Chapman. “Fanny è molto legata alla sua famiglia, ma i suoi fratelli minori rappresentano un’ulteriore difficoltà per la coppia, considerando che li controllano sempre. Non era semplice per questa coppia rimanere da sola. Noi siamo rimasti molto impressionati da Thomas, che è un giovane attore di talento e comunque con una certa esperienza. Edie non ha assolutamente recitato. Nina Gold, la nostra responsabile del casting, la conosceva e l’ha messa su un nastro assieme a centinaia di ragazze. In seguito, Edie è stata scelta grazie a un seminario di una giornata con altre trenta pretendenti. Jane ha una dote incredibile nel mettere a proprio agio i bambini e incoraggiarli a essere naturali e sinceri”.

La Campion ha scelto come direttore della fotografia il trentaduenne Greig Fraser, con cui aveva già lavorato a The Water Diary, un cortometraggio realizzato per le Nazioni Unite. Greig è stato notato dalla Campion quando lei ha visto il suo lavoro nel premiato cortometraggio Cracker Bag. “Sono rimasta decisamente impressionata dalle tonalità e dalla dolcezza delle sue luci e dei suoi movimenti di macchina. E poi lavorare con Greig è stata una rivelazione. Lui era instancabile come lo sono io, forse anche di più nel cercare le location migliori e mettersi completamente al servizio del film”.

Il suo compositore è il venticinquenne Mark Bradshaw. “Noi stavamo facendo un film su un genio morto a 25 anni, così bisognava prendersi dei rischi con i giovani”, sostiene la Campion. “Mark Bradshaw è veramente giovane, ma ha composto delle musiche per il mio cinquantesimo compleanno che erano magnifiche, un misto di suoni decisamente originali. Lui ha lavorato al mio cortometraggio, The Water Diary, e ha capito perfettamente quello che volevo. Visto che Keats ha scritto le sue poesie migliori a 23 anni, mi sembrava che il film richiedesse di credere nei giovani e ritengo che lui abbia svolto un lavoro fantastico”.


LE RIPRESE
Le riprese si sono svolte nel corso di aprile e maggio 2008 nella location di Bedfordshire, in Inghilterra, a parte una giornata a Roma. La residenza di Hyde House vicino Luton è stata sfruttata come location principale, mentre le due case nella proprietà hanno rappresentato le dimore di Hampstead: Wentworth House, la residenza che Brown condivideva con i Brawne, ed Elm Cottage, dove all’inizio hanno vissuto i Brawne.
"E’ stato fantastico girare in una sola location, per quasi tutte queste nove settimane. Questa residenza ha due case, quello di cui avevamo bisogno nella storia, più dei giardini naturali incredibili che in parte potevano rappresentare la brughiera”, ricorda la Chapman. “E’ stata una scoperta quasi miracolosa”. La Campion aggiunge che “abbiamo svolto tante ricerche, ma non è rimasto molto del 1820 neanche in Inghilterra. Per fortuna, la storia è incentrata soltanto su un paio di case e la fantastica brughiera che le circonda. Hyde House è stata la prima location che abbiamo cercato. Siamo andati al piano superiore in ricognizione e c’era una vecchia fotografia della famiglia che esce da un pub locale, mentre sullo sfondo si poteva vedere il nome del pub: Bright Star. Ho pensato che fosse decisamente un segno del destino. La cosa meravigliosa di girare in un’unica location è che la puoi veder cambiare nel corso delle stagioni e puoi prevedere le cose come il sentiero delle campanule, con le foglie che crescono sugli alberi e il campo di giunchiglie che fornisce un fascino notevole. Spero che nel film questi elementi siano evidenti!”.

La scenografa e ideatrice dei costumi Janet Patterson aveva già lavorato ad altri film della Campion. “Ci conosciamo dall’inizio delle nostre carriere professionali”, rivela la Campion. “Amo il suo approccio alle cose e il modo in cui vede il mondo. Volevo che la dolcezza e la sensibilità della storia si esprimessero in maniera semplice. Quello che amo del periodo della Reggenza erano i mobili e quanto erano spoglie le cose. C’era una semplicità naturale. La casa di Keats era così scarna che non riesco a credere che qualcuno ci vivesse veramente”.

La Campion non voleva che i movimenti di macchina rappresentassero una distrazione, con degli angoli particolari o delle inquadrature strane. Lei invece desiderava un approccio classico. “Ho visto alcuni film di Bresson e ho ammirato quanto fossero semplici e come consentivano allo spettatore di farsi un’idea personale di quello che osserva. Ritenevo che, con una storia così toccante e commovente come la nostra, era importante che il pubblico non si sentisse manipolato”. “C’è molta intimità nella storia, ma in maniera misurata”, aggiunge la Chapman. “Si può immaginare Fanny che ascolta Keats dalla porta accanto, attraverso le pareti della camera da letto. La loro intimità è rappresentata anche nella fotografia e nelle scenografie, ma questo non significa che manchi di sensibilità visiva. Jane e Greig hanno deciso fin dall’inizio di avere delle inquadrature semplici e di non fare troppi movimenti di macchina, mentre Janet ha realizzato qualcosa di simile con le sue scenografie”. Ovviamente, le poesie di Keats sono presenti, ma la Campion si è assicurata che questo venisse fatto in maniera accessibile. “Io ero determinata a inserire quanta più poesia possibile”, ricorda la regista. “Molte persone si sentono a disagio con la poesia perché ritengono di non capirla. Ma Keats la spiega bene e io desideravo utilizzarla nella storia. La poesia è veramente una droga, ti penetra nel cervello e ti rimane dentro”.

 



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