La tofeja Andrea Ribaldone Ingredienti: 300 g di fagioli bianchi secchi 250 g di cotenna di maiale 300 g di costine di maiale 1 piccolo cotechino mix di erbe fresche (rosmarino, alloro, maggiorana) mix di spezie (cannella, chiodi di garofano, pepe) 1 cipolla 1 carota 1 gambo di sedano ANDREA RIBALDONE più di un'ora Difficile Secondi Il Maestro di Cucina Procedimento: Preparare una dadolata di carota, sedano e cipolla. Unire dei pezzetti di grasso di maiale ricavato dalla cotenna. Rosolare per qualche minuto in un tegame.Cospargere la cotenna con il mix di erbe fresche sminuzzate e il mix di spezie.Legare conferendo la forma di un piccolo salame.In un tegame di coccio (tofeja) porre le verdure rosolate, i fagioli (precedentemente messi in ammollo per 12 ore) la cotenna legata, le costine e il cotechino.Coprire con acqua e cuocere in forno a 160° per circa 4 ore, (oppure sul fornello utilizzando lo spargi fiamma). Servire ben caldo. Piatto unico tipico del Canavese che di solito viene realizzato nel periodo di Carnevale, quando si uccide il maiale. È forse il corrispondente piemontese dei fagioli con le cotiche ma è molto più ricco e complesso. Il nome viene direttamente dall'utensile di cottura, una pentola di coccio molto bombata, quasi una sfera, con quattro manici ed una bocca piccola, dotata di coperchio. Procedimento:
Preparare una dadolata di carota, sedano e cipolla. Unire dei pezzetti di grasso di maiale ricavato dalla cotenna. Rosolare per qualche minuto in un tegame.Cospargere la cotenna con il mix di erbe fresche sminuzzate e il mix di spezie.Legare conferendo la forma di un piccolo salame.In un tegame di coccio (tofeja) porre le verdure rosolate, i fagioli (precedentemente messi in ammollo per 12 ore) la cotenna legata, le costine e il cotechino.Coprire con acqua e cuocere in forno a 160° per circa 4 ore, (oppure sul fornello utilizzando lo spargi fiamma). Servire ben caldo.


Piatto unico tipico del Canavese che di solito viene realizzato nel periodo di Carnevale, quando si uccide il maiale. È forse il corrispondente piemontese dei fagioli con le cotiche ma è molto più ricco e complesso. Il nome viene direttamente dall'utensile di cottura, una pentola di coccio molto bombata, quasi una sfera, con quattro manici ed una bocca piccola, dotata di coperchio.

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