Procedimento: Come sappiamo e come ribadisco da sempre, il Natale è una festa religiosa; è la festa della nascita del Salvatore in assoluta povertà in una grotta. In passato, la famiglia contadina allargata (a casa mia eravamo più o meno 40) usava riunirsi per il Pranzo di Natale (la luce non c'era per il cenone della Vigilia), festa nella quale il detto popolare suonava così: "Battitura, vendemmia, frangitura degli ulivi, sono con il Natale e Pasqua, le occasioni per levarsi le pieghe dallo stomaco", vale a dire: erano una delle poche occasioni nell'anno in cui si mangiava a bizzeffe. Il pranzo vedeva ripartiti i compiti delle donne e degli uomini. Le donne spennavano polli e piccioni con i fegatini e i granelli facevano i "crostini neri" (in qualche occasione anche quelli bianchi con burro e acciughe), facevano la pasta, il brodo di cappone in cui immergevano i petti solo 40 minuti prima di spegnere il fuoco, e poi li mettevano a raffreddare sotto la loggia. Gli uomini si dedicavano all'arrosto girato, preparavano lepri e conigli, sceglievano il cocktail di legna e accomodavano i pezzi di carne divisi da salvia, alloro e rosmarino nello spiedo. Accendevano il fuoco e due ore prima dell'inizio del pranzo, messe le braci coperte da un velo di cenere e da foglie di ulivo che assorbiva il grasso, si sistemava lo spiedo. A tavola le donne erano sedute in modo da potersi alzare per servire le portate e gli uomini per poter controllare il fuoco e l'arrosto. Alla fine arrivavano i dolci, specie per i bambini: le spumine, il ciambellone e per gli adulti i tozzetti da accompagnare con il Vin Santo. Tante le verdure che accompagnavano il bollito e l'arrosto: insalatina di campo, raponzoli, cicoriette, e germogli di cavolo nero.Quello che ricordo bene di questi pranzi era il silenzio: i ragazzi dovevano tacere e gli adulti parlavano uno alla volta, partendo dalla destra di mio padre. Gli argomenti esano semplici: la salute, la produzione agricola, le modalità di vendita dei prodotti, l'impianto di un nuovo frutteto. Non c'era il cicalare al quale si assiste normalmente oggi. La separazione fra i sessi era fatta per praticità; la donna ancora oggi aspetta il rispetto che riscuoteva nella famiglia contadina: sua era la cassa e i vari modi di usarla, suoi i proventi derivati dalla vendita dei prodotti dell'orto e degli animali di bassa corte. Perciò era straordinariamente indipendente. Mio padre, la domenica mattina, chiedeva a mia madre i soldi per comprare un Toscano e il Trinciato. Ricordo mia nonna leggere una lettera del Barone Ricasoli, membro e Presidente del Consiglio Comunale di Terranova che recitava così: "…fondamentale è la donna, la massaia, la moglie del capoccia, che cura l'orto e gli animali di bassa corte. Se fa bene questo suo lavoro, il più è fatto".Gli uomini pensavano con le loro mogli agli investimenti per il futuro (vigna, oliveto, frutteto) e si prendevano decisioni importanti come quella di farci studiare e regalarci ogni anno alcuni libri con la dedica: "Un uomo che legge ne vale dieci". Successivamente ho scoperto che mio padre si faceva consigliare sui libri da regalarmi dalla mia maestra, dal Dott. Valdambrini (nostro medico) e dal Dott. Falagiani (nostro veterinario). Ma la cosa che ha fatto della nostra infanzia e gioventù un periodo straordinariamente felice, era l'armonia che regnava in casa. Sempre sorrisi, sempre tutto bene, sempre "meglio di così non potrebbe andare". Procedimento:
Come sappiamo e come ribadisco da sempre, il Natale è una festa religiosa; è la festa della nascita del Salvatore in assoluta povertà in una grotta. In passato, la famiglia contadina allargata (a casa mia eravamo più o meno 40) usava riunirsi per il Pranzo di Natale (la luce non c’era per il cenone della Vigilia), festa nella quale il detto popolare suonava così: ”Battitura, vendemmia, frangitura degli ulivi, sono con il Natale e Pasqua, le occasioni per levarsi le pieghe dallo stomaco”, vale a dire: erano una delle poche occasioni nell’anno in cui si mangiava a bizzeffe. Il pranzo vedeva ripartiti i compiti delle donne e degli uomini. Le donne spennavano polli e piccioni con i fegatini e i granelli facevano i “crostini neri” (in qualche occasione anche quelli bianchi con burro e acciughe), facevano la pasta, il brodo di cappone in cui immergevano i petti solo 40 minuti prima di spegnere il fuoco, e poi li mettevano a raffreddare sotto la loggia. Gli uomini si dedicavano all’arrosto girato, preparavano lepri e conigli, sceglievano il cocktail di legna e accomodavano i pezzi di carne divisi da salvia, alloro e rosmarino nello spiedo. Accendevano il fuoco e due ore prima dell’inizio del pranzo, messe le braci coperte da un velo di cenere e da foglie di ulivo che assorbiva il grasso,  si sistemava lo spiedo. A tavola le donne erano sedute in modo da potersi alzare per servire le portate  e gli uomini per poter controllare il fuoco e l’arrosto. Alla fine arrivavano i dolci, specie per i bambini: le spumine, il ciambellone e per gli adulti i tozzetti da accompagnare con il Vin Santo. Tante le verdure che accompagnavano il bollito e l’arrosto: insalatina di campo, raponzoli, cicoriette, e germogli di cavolo nero.Quello che ricordo bene di questi pranzi era il silenzio: i ragazzi dovevano tacere e gli adulti parlavano uno alla volta, partendo dalla destra di mio padre. Gli argomenti esano semplici: la salute, la produzione agricola, le modalità di vendita dei prodotti, l’impianto di un nuovo frutteto. Non c’era il cicalare al quale si assiste normalmente oggi. La separazione fra i sessi era fatta per praticità; la donna ancora oggi aspetta il rispetto che riscuoteva  nella famiglia contadina: sua era la cassa e i vari modi di usarla, suoi i proventi derivati dalla vendita dei prodotti dell’orto e degli animali di bassa corte.  Perciò era straordinariamente indipendente. Mio padre, la domenica mattina, chiedeva a mia madre i soldi per comprare un Toscano e il Trinciato. Ricordo mia nonna leggere una lettera del Barone Ricasoli, membro e Presidente del Consiglio Comunale di Terranova che recitava così: ”…fondamentale è la donna, la massaia, la moglie del capoccia, che cura l’orto e gli animali di bassa corte. Se fa bene questo suo lavoro, il più è fatto”.Gli uomini pensavano con le loro mogli agli investimenti per il futuro (vigna, oliveto, frutteto) e si prendevano decisioni importanti come quella di farci studiare e regalarci ogni anno alcuni libri con la dedica: “Un uomo che legge ne vale dieci”. Successivamente ho scoperto che mio padre si faceva consigliare sui libri da regalarmi dalla mia maestra, dal Dott. Valdambrini (nostro medico) e dal Dott. Falagiani (nostro veterinario). Ma la cosa che ha fatto della nostra infanzia e gioventù un periodo straordinariamente felice, era l’armonia che regnava in casa. Sempre sorrisi, sempre tutto bene, sempre “meglio di così non potrebbe andare”. 

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