Il nodo scorie

Il nodo scorie

Costerà 7,2 miliardi di euro  al 2035, rispetto ai 6,8 miliardi previsti finora, il piano italiano per smantellare le quattro vecchie centrali atomiche spente trent’anni fa. Resta il nodo del sito dove smaltire le scorie.

Il rincaro della spesa atomica italiana è stato previsto, ieri, a Vienna durante l’assemblea generale dell’Agenzia dell’Onu per l’energia atomica (Aiea).

A fianco di temi quali la minaccia nucleare della Corea del Nord oppure il ruolo dell’Iran, la comunità atomica internazionale ha anche esaminato il programma italiano, ma con una finalità diversa rispetto alle minacce internazionali. : l’Italia, attraverso la Sogin, la Spa pubblica dell’uscita dal nucleare, è il primo paese al mondo che porta a casa un programma di smantellamento atomico “vita intera”, ed è un programma sul quale l’Italia ha potuto modellarsi per decenni in prove, tentativi, successi ed errori. Un caso di scuola da prendere a esempio, dice l’Aiea.

È nel modello per capire dove non devono gonfiarsi i posti (il sistema degli appalti) e dove non devono dilatarsi i tempi (le autorizzazioni). È la scuola per studiare come smontare un reattore spendendo cento milioni. Italiani primi e bravissimi a patto che sappiano darsi due strumenti, ammonisce l’Agenzia dell’Onu.

Primo, serve un’autorità indipendente per la sicurezza nucleare. Già delineata, la neonata Isin, guidata da Maurizio Pernice non è ancora attiva e non ha ancora potuto rilevare il manipolo di esperti dipendenti dall’istituto Ispra e quindi non ha ancora potuto sbloccare l’arretrato di pratiche accumulate.

Secondo, e più spinoso strumento: un deposito sicuro per le scorie, oggi disperse in una ventina di piccoli depositi ingombri di rifiuti radioattivi, dal Piemonte alla Sicilia e in decine e decine di micro depositi occasionali come grandi ospedali (i residui di medicina nucleare) e impianti industriali.

Argomento caldissimo, la collocazione del deposito nazionale. (…) Dovunque, ma non qui. (…). Dalla Sardegna  alla Basilicata sono arrivati i messaggi più ripetitivi dei complottologi irriducibili che sospettano una decisione già presa in segreto alle loro spalle. (…)

Il cuore dell’attività sarà smantellare i due reattori più vecchi, cioè i vessel delle centrali di Garigliano (Caserta) e Trino (Vercelli). Stima di costo 100 milioni l’uno. Tempo, 9 anni. I reattori verranno sommersi in acqua e smantellati da robot telecomandati: “Sarà una tecnologia da vendere a chi nel mondo dovrà smontare centrali”. (…)

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