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La Francia in guerra? Sì, un paese è in guerra quando bombarda altri stati.

Lillian Thuram a Un Giorno da Pecora

Lillian Thuram, Un Giorno da Pecora, Radio2,

Lillian Thuram ex calciatore di Juventus e Parma , campione del mondo con la Francia, ambasciatore Unicef, autore del libro "Contro il razzismo per l'uguaglianza", presidente della fondazione “Lillian Thuram”contro il razzismo.

Secondo lei c'è stato un errore dell'intelligence francese?

Io penso che sia molto difficile controllare tutte le persone che sono pericolose, non è il momento di cercare se ci sono state difficoltà oppure no. La cosa più importante è riflettere sul fatto che le cose possono cambiare col tempo.

E’  vero che anche Sarkozy la voleva ministro ma lei disse di no?

Sì, è vero.

E perché disse di no a Sarkozy?

Perché io credo che una politica così non aiuta la solidarietà tra le persone. Ci sono discorsi che spingono i francesi a pensare che ci siano gruppi diversi nella stessa nazione, ci siamo noi e ci siamo loro, e questo non è un discorso intelligente da fare in questo momento. Bisogna riflettere sull'eguaglianza, sul vivere insieme, sul rispettarsi.

Hollande ha detto che siete in guerra. Tu ti senti in guerra?

Per me la parola guerra è difficile da capire. Essere in guerra vuol dire essere in guerra con qualcuno. Io penso che il mio paese, la Francia, sia in guerra da tempo, con le guerre che sta facendo fuori dalla Francia.

Eravate già in guerra quando bombardavate l'Isis in Siria o in altre parti del mondo? Non siete entrati in guerra in risposta agli attacchi terroristici di venerdì?

Io penso che quando il tuo paese va fuori a bombardare un altro paese, è in guerra. E noi siamo in guerra da un po' di tempo. Dobbiamo riflettere sul perché queste cose succedono in Francia e perché sono fatte anche da giovani francesi. E' questo il pericolo.

E secondo lei qual è la risposta davanti a giovani francesi che sparano e fanno attenti contro altri francesi?

E' una risposta difficile, ma ammazzare qualcuno significa odiare quella persona. Ci sono giovani francesi che odiano la Francia. Bambini che crescono e poi arrivano al punto di odiare la Francia e uccidere. Ci sono persone in difficoltà e altre persone che se ne approfittano.

Tu che vivi a Parigi hai paura adesso?

Capisco la paura ma con la paura non si può vivere, e bisogna continuare a vivere, anche se non sappiamo cosa può succedere. Ed è per questo che dobbiamo smetterla con discorsi che puntano a creare divisioni nella società francese, da tanti anni, in Francia come in Europa, abbiamo spinto molte persone a pensare che loro sono cattive, che la loro religione è pericolosa.

Eppure nel 1998 la vostra nazionale campione del mondo fu un simbolo di integrazione.

Lo so, ma è passato un po' di tempo. Dopo il 1998 i politici e qualche giornalista hanno giocato con discorsi di non fraternità. Una politica in tv ha detto che la Francia è un paese di razza bianca e cristiano. Allora vuol dire che chi non è bianco o cattolico è squalificato.

E Marine Le Pen e quello che dice che ti fa paura?

Certo, fa paura perché quelle divisioni portano alla violenza.

Le fa più paura Marine Le Pen o Matteo Salvini, se lo conosce?

Le persone che creano divisioni nella comunità sono pericolose. Ai giovani che poi ascoltano i discorsi sul terrorismo loro dicono: tu non sei francese. Tutte le persone che giocano con questi discorsi sono pericolose perché questi discorsi sono alla violenza.

Una domanda che non c'entra niente: è vero che nel 2001 stava arrivando al Milan?

C'è stato un momento in cui ero vicino al Milan, ma non ricordo l'anno.

Secondo lei c'è più integrazione in Francia o in Italia?

Sono storie diverse ma voi avete una fortuna: potete guardare quello che sta succedendo ora in Francia. E capire che tutti i figli in una famiglia vanno amati allo stesso modo.

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