radio3

Forlì - 10 giugno

L’idealista

5 giorni 5 musiche al giorno



Vai al sito >>

13 febbraio 2017 | "I templi della musica - 5 grandi studi di registrazione"

Quella dei “templi della musica” è una storia frastagliata e varia. Dapprima c’erano i teatri, i club fumosi, le dancehall, i caffè ma anche le arene e gli anfiteatri, poi è arrivata l’era della musica riprodotta e gli studi di registrazione sono diventati i veri templi della musica, anche grazie alla rivoluzione “timbrica” e all’evoluzione dei macchinari che ha permesso ai mixer di funzionare come vero e proprio “strumento aggiunto”, come sala iperbarica della creatività. Alcuni studi di registrazione sono riusciti a caratterizzarsi per il suono delle proprie produzioni, altri oltre che per questo anche per la suggestiva location in cui sono stati edificati (o ricavati) e per il ruolo di bacino conviviale che ha permesso incontri (e performances) irripetibili. E’ un percorso trasversale che copre gli Stati Uniti e l’Inghilterra, ma anche la Giamaica, l’Italia, la Germania, la Francia, il Giappone e il Brasile. Ed è una storia fertile, che va raccontata prima che i nuovi sorprendenti sconquassi della cosiddetta “laptop music” permettano a tutti di trasformare la propria cameretta in un tempio della musica, mandando per sempre in soffitta l’era dei grandi studi di registrazione. Ammesso che tutto questo, non sia già successo.



14 febbraio 2017 | “I Crooners 2.0

Negli anni '40, con la comparsa del microfono in palcoscenico e la diffusione di impianti di amplificazione più potenti, nasceva una nuova generazione di cantanti, i crooners, detti "confidenziali" perché, a differenza del passato, non erano costretti a cantare con suono stentoreo per essere uditi, ma potevano trasmettere le proprie emozioni sfruttando tutte le tonalità e i colori della propria voce per emozionare il pubblico. Gente come Tony Bennett, Perry Como, Bing Crosby, o in italia Nicola Arigliano, hanno interpretato con grande classe delle vere e proprie bombe sentimentali in forma canzone…Oggi viviamo l'epoca dei nuovi crooners, ma i personaggi che interessano a noi e che inseriremo nella nostra lista non seguono esattamente il profilo di gente come Michael Bublé, Harry Connick Jr. o Mario Biondi (troppo vicini al modello iconico dei primi crooners), vanno piuttosto a certificare il lavoro di artisti che a quel modello si ispirano nel tentativo di rinnovarlo e dargli nuova linfa, senza disdegnare nuovi approcci vocali e un‘ambientazione sonora che non esclude neppure l’elettronica. Voci melliflue e seducenti che, lo vogliate o no, vi faranno palpitare perché cantano col cuore in gola.



15 febbraio 2017 | "Il Brasile italiano"

I brasiliani hanno l’orgogliosa consapevolezza della propria diversità. E’ una diversità che si alimenta di miti fondativi che la giustificano e la perpetuano, come racconta nella sua autobiografia “Verdade Tropical”, il cantautore Caetano Veloso: “Per gli altri paesi d’America è sufficiente considerarsi scoperti, tutti insieme, da Cristoforo Colombo. Il Brasile ha bisogno di essere stato scoperto dopo, separatamente…il Brasile apparve come una smisurata isola in mezzo all’Oceano Atlantico meridionale”. E’ un’”insularità” trasfigurata che si spiega con risvolti geografici, sociali e linguistico-culturali (unico paese in lingua portoghese dell’America Latina…).
A questa diversità fanno dunque particolarmente torto letture basate su stereotipi di qualsiasi genere, per loro natura destinati ad appiattire e semplificare la complessità del paese. Eppure guardare al Brasile è sempre stata una pratica molto diffusa, anche in musica e anche dall’Italia. Il rischio dell’oleografia non è mai totalmente aggirato in questi casi, ma i brani che abbiamo scelto per la nostra lista trattengono l’humus di una certa parte dell’emisfero musicale brasiliano (in particolare la bossanova) per rimettere in circolo quella diversità con parole e musica made in Italy.



16 febbraio 2017 | "Immolarsi sul palco"

C’è una certa dose di epos melodrammatico che accompagna qualsiasi musicista morto sul palcoscenico. E’ un tono inevitabile che ha a che fare con l’eroismo di una scomparsa sotto i riflettori, con la spettacolarità di una “morte in diretta” e con il triste gossip dei dettagli medici e delle “cause”, qualunque esse siano. Ma se ci pensiamo bene, non è poi così strano (riflettori a parte) che un uomo o una donna possano morire anche mentre stanno facendo il loro lavoro. Certo alcuni dei musicisti scomparsi sul palco erano ancora giovanissimi, altri pur essendo attempati progettavano ancora altri tour, altre registrazioni, altre avventure musicali. Ma è quello che succede a molti di noi anche in altri campi. Ci lasciamo soggiogare dall’agguato della “signora in nero”, che spesso non ha tempo e non ha voglia di assecondare le convenzioni degli umani in materia di “location adatte alla dipartita”. I cinque musicisti che abbiamo scelto per la lista di oggi, sono morti sul palco. E in questi modo, pur non avendolo scelto, hanno chiuso un cerchio in maniera impeccabile. La loro vita e la loro arte sono adesso davvero inscindibili e il ricordo delle loro imprese artistiche non ha avuto bisogno di alcun intermediario, di alcuna rimembranza. Perché quel ricordo sta già nel passo finale del loro percorso biografico.

 

17 febbraio 2017 | “Le copertine che ritraggono Londra


Una città come Londra, piena di pulsioni, sommovimenti, trends, non poteva che accendere anche la fantasia dei musicisti e dei loro grafici, fotografi, art director. I vari team produttivi delle case discografiche, soprattutto quando questi organismi avevano a disposizione budget consistenti per la costruzione del “pacchetto” completo di un album o di un cd, finivano per scegliere di ritrarre in copertina anche scorci, luoghi, angoli, strade della capitale più musicale d’Europa. Abbiamo fatto un viaggio nel tempo fino agli anni sessanta per tornare poi ai giorni nostri e documentare gli scatti di cinque talentuosi fotografi che sono diventati copertine di dischi e che raccontano allo stesso tempo una strada di Londra, un suo palazzo, un suo quartiere o, come nel caso, di una delle più celeberrime di queste copertine, di un semplice attraversamento di alcune strisce pedonali… 


vai al sito >>