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La storia

Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, destinata a diventare per la storia Anita Garibaldi, nasce nel 1821 nei pressi di Laguna, una cittadina del Sud del Brasile nello stato di Santa Caterina (Rio Grande del Sud). Qui incontra Giuseppe Garibaldi nel luglio del 1839, quando è appena diciottenne, mentre lui ha 32 anni.

Garibaldi ha lasciato l’Italia cinque anni prima dopo esser stato condannato a morte per la sua partecipazione a varie rivolte.

Anita, in virtù di un carattere ribelle e deciso, vuole guidare il suo destino non limitandosi ad accettare il fato. Con il passare degli anni sviluppa una sua idea politica, largamente influenzata dalle idee liberali anti imperialiste tramandatele dal padre, che perse la vita per la causa dei “Farrapos”(“straccioni”, così erano chiamati i popolani in rivolta).

Il 30 agosto 1835, all’età di 14 anni, costretta dalla madre, va in moglie a un calzolaio, Manuel Duarte de Aguiar, uomo violento e spesso ubriaco. Anita è una ragazza bellissima, passionale e selvaggia, e dal primo istante in cui incontra Garibaldi, sente che è l’uomo della sua vita.

Nel momento in cui apprende della morte del marito, caduto in battaglia al fianco degli imperiali, Anita decide di seguire Garibaldi (che lei chiama Josè) in battaglia, per difendere la causa dei “Farrapos” e liberare le sue terre dal dominio dell’impero brasiliano. Fin da subito è ben voluta dagli uomini di Garibaldi, diventando per loro un punto di riferimento grazie alla sua forza d’animo e al suo coraggio. Si tratta di personaggi che ormai appartengono alla storia: Luigi Rossetti, l’intellettuale patriota, amico di Mazzini; Aguyar, lo schiavo liberato da Garibaldi, che diventerà la sua ombra. Con loro Anita stringerà un rapporto di intenso rispetto e amicizia.

Nella battaglia di Curitibanos, Anita cade prigioniera delle truppe imperiali brasiliane, ma il comandante della guarnigione, molto colpito dal temperamento indomito della giovane, le concede di cercare il cadavere di Garibaldi, creduto morto sul campo di battaglia. Anita, approfittando di una distrazione delle guardie, afferra un cavallo e fugge. Dopo giorni e giorni di ricerche lei e Josè finalmente si ricongiungono.

Nel 1840, mentre Garibaldi e Anita sono ancora impegnati nei combattimenti contro gli imperiali, nasce il loro primo figlio al quale danno il nome di Menotti, in onore del patriota italiano Ciro Menotti. Nel 1841, essendo divenuta ormai insostenibile la situazione militare della rivoluzione brasiliana, Garibaldi e Anita abbandonano quella guerra e si trasferiscono a Montevideo, in Uruguay, dove rimarranno alcuni anni, durante i quali Garibaldi mantiene la famiglia impartendo lezioni di francese e di matematica. Qui si sposano e hanno altri figli: Rosita (1843), che morirà a soli 2 anni, Teresita (1845) e Ricciotti (1847).

Nel 1843 Garibaldi viene nominato Comandante della Legione Italiana dal Presidente uruguaiano Rivera e riparte alla volta di nuove battaglie, mentre Anita rimane con i figli.

È nel 1848 che Garibaldi decide che è arrivato il momento per la sua famiglia di trasferisti nel vecchio continente, dove stanno rinascendo sentimenti di indipendenza e ribellione verso l’oppressione straniera.

Anita e i tre figli partono alla volta di Nizza, dove ad aspettarli c’è la madre di Garibaldi. L’Italia è in fermento in seguito alle rivolte scoppiate nel nord della penisola.

A Genova Anita conosce e stringe forti legami con alcune delle più importanti personalità del Risorgimento italiano: incontra Goffredo Mameli, il valoroso patriota che morirà alla giovane età di  22 anni; conosce Nino Bixio ed Enrichetta Pisacane. Ma è con la principessa Cristina di Belgioioso che stringe un forte legame di amicizia. Il progetto ambizioso della principessa è la creazione di una rete di ospedali, la costituzione di un comitato di soccorso e la raccolta di fondi per sostenere la causa del Risorgimento. Anita la affianca in questi progetti, voluti fortemente anche da Giuseppe Mazzini.

In seguito alla proclamazione della Repubblica Romana, Anita raggiunge il suo uomo per combattere al suo fianco e diventa subito famosa per il suo coraggio e per la sua forza d’animo, curando i feriti e combattendo per un paese che sente sempre più suo.

Gli eserciti francese e austriaco attaccano Roma per ripristinare il potere papale. I garibaldini danno vita a una eroica resistenza quartiere per quartiere, respingendo gli assalti per molti giorni. Ma la superiorità di uomini e mezzi a disposizione dell’esercito francese sono schiaccianti. E dopo l’ultimo scontro sostenuto nella zona del Gianicolo, Garibaldi e i suoi sono costretti alla fuga.

Quella fuga prenderà storicamente il nome di “trafila”, una marcia forzata attraverso mezza Italia. I garibaldini si dividono su diverse strade per sfuggire alla caccia dei soldati austriaci e della polizia papalina. La maggior parte di loro diserterà lasciando Garibaldi e Anita con pochi uomini tra cui Ciceruacchio, padre Ugo Bassi e Giovanni Livraghi, al fianco del fedelissimo capitano Leggero che è con Garibaldi dai tempi del Sud America. Il gruppo mira a raggiungere Venezia, l’unica Repubblica che ancora non sia stata travolta dagli eserciti delle potenze imperiali europee. Ma Anita è incinta, al quinto mese di gravidanza. La sua fuga, a piedi, a cavallo, attraverso montagne e fiumi, è un calvario. Le sue condizioni di salute peggiorano a vista d’occhio. Nelle valli di Comacchio si consuma la tragedia. La donna perde conoscenza. Pur braccati dai nemici, Garibaldi e Leggero, rimasti soli con lei,  la caricano su una piccola barca e la trasportano nella fattoria del patriota Guiccioli in località Mandriole, dove subito accorre il medico Nannini, il quale però può solo constatare che Anita è spirata, fra le braccia del suo Josè.

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