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Papa: superare le paure per non seppellire speranze

Il Pontefice, durante il rito della Veglia Pasquale, esorta i fedeli a superare le chiusure, le desolazioni e le paure

20-04-2019 23:13

 Papa: superare le paure per non seppellire speranze

Servizio di: Stefano Girotti

Città del Vaticano, 20 apr. –  << La Pasqua è superare le chiusure, le desolazioni, le paure. E' rimuovere "le pietre più dure, contro cui vanno a schiantarsi speranze e aspettative: la morte, il peccato, la paura, la mondanità>>.

Papa Francesco, nell'omelia della Veglia Pasquale esorta a non essere "portatori di malsano scoraggiamento", a "non seppellire la speranza" e a evitare la "psicologia del sepolcro". E invita ancora una volta a non cercare nei "luccicanti bagliori del denaro, della carriera, dell'orgoglio e del piacere" il senso della vita.    

<< Gesù non è un personaggio del passato- spiega Papa Francesco-  è una persona vivente oggi; non si conosce sui libri di storia, s'incontra nella vita… Non rimaniamo a guardare per terra impauriti, guardiamo a Gesù risorto: il suo sguardo ci infonde speranza, perché ci dice che siamo sempre amati e che nonostante tutto quello che possiamo combinare il suo amore non cambia. Questa è la certezza non negoziabile della vita: il suo amore non cambia>>.     Il Santo Padre avverte che "Spesso a ostruire la speranza è  la pietra della sfiducia. Quando si fa spazio l'idea che tutto va male e che al peggio non c'è mai fine, rassegnati arriviamo a credere che la morte sia più forte della vita e diventiamo cinici e beffardi, portatori di malsano scoraggiamento".
 

Francesco ammonisce contro l’atteggiamento pessimistico che diventa “una specie di psicologia del sepolcro” della speranza. Spiega che il Signore non abita nella rassegnazione perché è risorto: << Non cercarlo dove non lo troverai mai;  non è Dio dei morti, ma dei viventi. Non seppellire la speranza!- esclama Francesco che continua- Quante volte capita anche a noi: preferiamo rimanere accovacciati nei nostri limiti, rintanarci nelle nostre paure. E' strano: perché lo facciamo? Spesso perché nella chiusura e nella tristezza siamo noi i protagonisti, perché è più facile rimanere soli nelle stanze buie del cuore che aprirci al Signore. Eppure solo Lui rialza>>

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